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approfondimento a cura di lorenzo giuliano

Al quinto appuntamento stagionale di Indocili, il 14 aprile al Cinema Beltrade, scopriremo l’opera prima di Loris G. Nese, «Una Cosa Vicina».

Loris G. Nese è regista, sceneggiatore, animatore e co-fondatore della casa di produzione Lapazio Film. Si è affermato negli ultimi anni con i suoi cortometraggi nei maggiori festival europei, passando dalla Settimana della Critica di Venezia con Quelle Brutte cose, preso poi anche al Sundance; Malumore che è stato selezionato e premiato tra le tante città a Torino e Lipsia per poi tornare a Venezia, precisamente nella sezione Orizzonti con il suo cortometraggio successivo Il turno. Nel 2023 è stato premiato a Locarno con il cortometraggio Z.O. con protagonista Francesco Di Leva che poi tornerà a lavorare con il regista salernitano proprio in Una Cosa Vicina, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia nel 2025.

Una cosa vicina
«Una Cosa Vicina» di Loris G. Nese (Credits: Lapazio Film)

Una Cosa Vicina è il racconto personale del regista e prende vita all’interno del suo nucleo familiare, partendo dall’infanzia nella periferia salernitana a cavallo tra la fine degli anni 90′ e gli inizi dei 2000, alla scoperta di quel che è veramente successo al padre, morto quando Nese aveva quattro anni durante una sparatoria tra due famiglie legate alla camorra. In questo contesto in cui è nato e cresciuto il regista, a partire dal 2015, ha raccolto diversi punti di vista sulla storia legata al padre e a quegli anni bui, recuperando articoli di giornale, materiali giudiziari e soprattutto intervistando familiari e amici. Con dieci anni di riprese, una quantità notevole di materiali d’archivio sia dell’infanzia del regista sia di tutte le interviste girate nel corso degli ultimi anni, Nese cerca di mettere ordine questo grande caos conferendogli una forma precisa e cercando una risposta su quello che è successo al padre.

Una cosa vicina
«Una Cosa Vicina» di Loris G. Nese (Credits: Lapazio Film)

Durante la presentazione del lungometraggio al Cinema Greenwich, Nese ha commentato il processo di lavorazione del film: «le sperimentazioni fatte con i cortometraggi sono state determinanti, mi hanno dato tempo per portare avanti la ricerca linguistica e contenutistica della mia storia. Dal primo all’ultimo cortometraggio ho sempre un po’ raccontato le cose di casa mia nascondendomi dietro ad altri personaggi, fino a che non mi sono spinto verso un palesare del mio personaggio sempre più esplicito, arrivando a realizzare questo film.»

Animazione, stop-motion, finzione, documentario, archivio: il regista riesce a coniugare perfettamente all’interno del film questi diversi generi, coinvolgendo lo spettatore fin da subito in questa storia in cui piano piano si scoprono dei pezzi che forse porteranno al completamento del puzzle, alla soluzione delle risposte che Nese cerca da tanti anni. Riguardo gli espliciti rimandi, all’interno del film, al cinema horror, Nese commenta: «Ho scoperto il cinema horror attraverso le VHS e il cinema di Wes Craven: mi interessava l’idea di riprodurre quelle sensazioni, giocare con lo spettatore e condurlo verso un momento in cui tutto questo prende una forma e si mettono dei puntini in un percorso che è in continuo divenire. In questo film abbiamo uno step ma non una chiusura definitiva verso la conclusione.»

«Una Cosa Vicina» di Loris G. Nese (Credits: Lapazio Film)

Le voci che si sentono all’interno del film sono di Francesco Di Leva, del regista stesso, e di Mario Di Leva, figlio di Francesco. I due attori sono stati contattati dal regista quando avevano appena finito di girare Nottefonda di Giuseppe Miale di Mauro e hanno accettato subito con piacere di lavorare di nuovo insieme. A propostito del lavoro sul voice over e sul doppiaggio, Nese ricorda un aneddoto: «Il momento in cui Francesco Di Leva inizia a fischiettare sul montaggio dell’animazione stop-motion è una parte totalmente improvvisata. Francesco mi ha proposto di fischiettare una canzone di Mario Merola e di integrarla nel voice over, l’abbiamo fatta ed è venuta molto bene. Questa sinergia che sembra simile a quella di un set più che a quella di un lavoro di registrazione in studio mi è piaciuta molto.»

Una Cosa Vicina è un lungometraggio che si configura, quindi, come una scoperta che il regista procede a fare riguardo sé stesso, riguardo la famiglia e l’ambiente che lo hanno cresciuto e circondato fin dall’infanzia. Martedì 14 aprile, al Cinema Beltrade, avvicinatevi anche voi a questa rivelazione del cinema italiano.

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