recensione a cura di marco meneghin
A volte l’oscurità è un catalizzatore di rivelazioni. In Ore di veglia (Waking Hours), Cammarata e Foscarini incontrano un gruppo di migranti/trafficanti provenienti dall’Afghanistan al confine militarizzato tra Serbia e Ungheria. Gli afghani, insieme a molte altre comunità di migranti che cercano di percorrere la rotta balcanica verso l’Europa, sono stati costretti a nascondersi nella foresta serba a causa della chiusura e della recinzione del confine da parte del governo xenofobo ungherese presieduta da Viktor Orbán. Questi accampamenti sono costantemente sotto il pericolo di essere distrutti e i loro abitanti vivono in una condizione di estrema precarietà, incessantemente scherniti dalla voce proveniente dagli altoparlanti al confine che minaccia la loro dispersione a causa del loro status illegale.

I registi penetrano in questo mondo liminale, ma è loro consentito filmare solo di notte. Così il film, avvolto in un’oscurità quasi totale nella maggior parte delle scene, immerge lo spettatore in un mondo di incertezza, dove ogni direzione o volto riconoscibile è nascosto, e ogni figura può essere percepita solo da suoni minacciosi provenienti da ogni direzione. La necessità di filmare al buio, oltre a essere una limitazione imposta dalle condizioni sul campo, è anche lo strumento ideologicamente più potente del film. Le ore di veglia immergono lo spettatore nel cuore di tenebra del fallito tentativo dell’Europa di regolare i flussi migratori, flussi di cui è in gran parte responsabile, poiché le persone che intraprendono questi viaggi insidiosi sono state costrette a farlo da fattori economici e politici legati alla storia del colonialismo europeo, allo sfruttamento capitalista e alle guerre occidentali. Cammarata e Foscarini, senza alcun commento o voce fuori campo da parte loro, gettano luce (ironicamente per un film così buio) su una tragedia umana che le codarde élite europee, ossessionate dall’idea di essere assediate da orde affamate di barbari, non hanno alcuna intenzione di affrontare con un briciolo di umanità e di coraggio, e che intendono solo lasciarla marcire, nascosta ai confini più remoti del proprio territorio.

Di grande interessante è anche il modo in cui i registi ci lasciano entrare nella vita interiore degli afghani che filmano. È davvero sorprendente sentire questi giovani (tutti ventenni, con i capi che raggiungono a malapena i 40 anni) parlare apertamente delle loro aspirazioni, dei loro vagabondaggi attraverso i vari confini geografici, ma anche del complesso intreccio della loro sessualità. È forse la prima volta che le questioni di genere e sessualità vengono sollevate in un film sulle migrazioni, ma sentire questi trafficanti/migranti parlare apertamente di condividere il letto e di provare attrazione reciproca apre un mondo a cui difficilmente un pubblico europeo riesce a concepire.

Cammarata e Foscarini hanno spiegato che anche loro sono rimasti sorpresi da queste dichiarazioni schiette e da come abbiano appreso dei modi complessi in cui l’omosessualità è in realtà radicata e codificata nella cultura afghana, e di come gli stessi modelli si manifestino in queste comunità di migranti esclusivamente maschili. Queste rivelazioni “dall’oscurità” sono anche il risultato del particolare approccio al documentario utilizzato da Cammarata e Foscarini. Come hanno affermato più volte dopo le varie proiezioni in sala che stanno avvenendo in questi giorni in tutta Italia, i registi si sono letteralmente imbattuti nella storia che raccontano. Mentre cercavano immagini per un altro progetto sono entrati in contatto con questo microcosmo migranteal confine serbo-ungherese e hanno deciso di seguire il filo delle vicende di questi migranti afgani senza nessuna ricerca previa. Questo metodo di erranza e serendipità, molto simile a quello di un altro grande documentarista contemporaneo, il giapponese Kazuhiro Sōda, ha il vantaggio di porre i registi in un contesto in cui la fiducia tra chi filma e chi è filmato deve essere ferrea. Il risultato è un film di disarmante sincerità e grande valore, che svela il mondo taciuto e trascurato nel cuore di tenebra dell’Europa.



