anteprima a cura di costanza rossi
Martedì 14 aprile (alle 19.30) e mercoledì 15 (alle 13) il cinema Tibur ha ospitato Attraverso la soglia, una selezione di cortometraggi selezionati da Ru-mòre per l’edizione del festival che comincerà proprio martedì. La selezione riplasma la realtà in luoghi onirici e fiabeschi, dove le persone diventano personaggi e le storie si fanno leggende.
El pütì pèrs (Paolo Baiguera, 2025) è il perfetto lavoro di apertura. Come un canto antico di cui si è persa memoria, il cortometraggio apre uno scorcio narrativo su un tempo indefinito, seguendo il resoconto di un padre che ha perso suo figlio nel bosco. Riecheggiando una precisa corrente del cinema italiano contemporaneo, quella che ci ha regalato Alberi (Michelangelo Frammartino, 2013) e Re Granchio (Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, 2021), El pütì pèrs intreccia realtà e racconto, facendo perdere le tracce dell’una e dell’altro.
Bleat! (Ananth Subramaniam, 2025) è un cortometraggio dal tono irriverente. Al centro della narrazione troviamo una coppia di sposi malesi di etnia tamil, che si è impegnata per far crescere un caprone così da poterlo sacrificare agli dei in un rito cerimoniale. Una notte i coniugi si trovano confusi di fronte all’incontrovertibile fatto che il loro animale è rimasto incinta. Subramaniam presenta così un inaspettato cavillo per mettere in discussione l’identità di genere di fronte alle consuetudini religiose.

Une fugue (Agnès Patron, 2025) è l’unico cortometraggio animato del gruppo e questo lo aiuta a distinguersi subito, insieme al carattere misterioso e trasognato della sua protagonista. Si tratta di un sogno? Forse un ricordo d’infanzia? Una dolorosa rielaborazione di un lutto? Agnès Patron si limita a scivolare in una foresta di notte al fianco di due fratelli. Non ci sono parole, ma gesti e spazi subiscono una risemantizzazione che allude a un mondo altro rispetto al nostro, una fuga notturna dalle pennellate compatte. Chissà che spettatori potremmo essere se il cinema, come in questo caso, assomigliasse più spesso ai sogni.
Agáta (Benedetta Fiore, 2025) è il lavoro più corto nella selezione, ma quello che meglio di tutti riesce a presentare la sua protagonista e attirare emotivamente gli spettatori dentro alla realtà rappresentata. La narrazione segue una ragazza cieca di sedici anni in una mattina di primavera nel suo villaggio. Emarginata dalle sue coetanee con cui dovrebbe compiere un rito, Agáta decide infine di fare a modo suo. Con una fotografia impeccabile e un gran senso della ritualità e dello spazio, Benedetta Fiore vi farà desiderare che questo fosse un lungometraggio.

A proposito di fotografia impeccabile, la selezione si chiude con Mutar (Maria Elena Franceschini, 2025), con punte liriche altissime. In un monologo silenzioso, composto di parole senza voce, il cortometraggio esplora il rapporto tra un cane e la sua persona, perdendosi nelle pieghe del tempo. Maria Elena Franceschini compone una poesia visiva ricca di nostalgia. La rivolge al passato, la legge al presente, la sottopone al futuro. I suoi ricordi, per nove minuti, diventano nostri.



