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approfondimento a cura di emma marinoni

Con la serata di domenica 1 marzo si conclude per quest’anno la rassegna Insolente da Zona Indipendente Artistica, in via Francesco De Sanctis 43 a Milano. Durante i diversi appuntamenti di questa stagione, Insolente ha esplorato il cinema, i corpi e le relazioni tra di essi da una prospettiva multiforme. Dal punto di vista tematico, i film selezionati per questa ultima proiezione evocano la sensazione di un qualcosa che si va a concludere, visto che quasi tutti mostrano e raccontano corpi che si dirigono verso la fase finale della propria vita.

«Se fossi un'anguilla» di Margherita Varricchio, Alina Masi e Anita Villa
«Se fossi un’anguilla» di Margherita Varricchio, Alina Masi e Anita Villa

Se fossi un’anguilla, documentario di Margherita Varricchio, Alina Masi e Anita Villa, allievə del corso di documentario della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, è un invito a percepire il tempo in un altro modo. Le anguille sono un pesce incredibilmente misterioso (ad oggi non si sa ancora bene come funzioni esattamente il loro ciclo vitale) che, fra le altre cose, è persino in grado di arrestare il proprio processo di invecchiamento. Nelle inquadrature di Varricchio, Masi e Villa tuttavia non ci sono quasi mai anguille, ma piuttosto gruppi di diverse donne, acquatiche a modo loro — ad  esempio, alcune fanno acquagym in una piscina, il loro “oceano cittadino”. “Pensarsi in acqua” aiuta a reinterpretare l’invecchiamento sotto una nuova luce: le anguille aiutano a staccarci dalla percezione della vita che vede come suo apice la giovinezza (in particolare quella delle donne, che è connessa non solo a standard di bellezza ma anche a questioni riproduttive) per inserirci in una dimensione altra, libera e fluida.

«Rebel menopause» di Adele Tulli
«Rebel menopause» di Adele Tulli

A rivendicare il carattere politico della vecchiaia è invece Rebel menopause di Adele Tulli, un ritratto dell’attivista francese Thérèse Clerc. Thérèse rivendica la “terza età” come un vero e proprio momento di liberazione, non solo dal lavoro e dalle aspettative sociali ma anche e soprattutto dallo sguardo maschile. La donna anziana, infatti, non è “né produttiva né riproduttiva” ed esiste in un certo senso al di fuori delle dinamiche capitalistiche e di genere: per questo motivo, non trovandosi più costretta al “dovere”, può quindi collocare il piacere al centro della propria esistenza. Clerc descrive la propria menopausa come un momento di rinascita, non solo corporea ma anche politica: nel suo caso, la menopausa è coincisa con i movimenti del ’68.  Come in Se fossi un’anguilla, anche il progetto di vecchiaia di Clerc è nettamente incentrato sulla comunità: tramite la sua associazione Baba Yaga, Thérèse si è infatti dedicata alla costruzione di uno spazio di convivenza e condivisione per le donne over 65, la “Baba Yaga House”.

«Les Dissidentes» di Fatima Bianchi
«Les Dissidentes» di Fatima Bianchi

Sebbene Les Dissidentes non tratti del tema della vecchiaia, è fluidamente in dialogo con gli altri due progetti per la centralità avuta dall’acqua e dal senso di comunità. Il cortometraggio di Fatima Bianchi è infatti ambientato su un’isola, dove alcune “madri cattive” sono state esiliate e costrette ai lavori forzati. Anche queste donne sono costantemente in acqua: che siano anguille pure loro? Una voce senza corpo racconta le loro testimonianze, mentre le immagini ripetitive dei lavori compiuti dalle protagoniste sembrano quasi venire da un altro tempo e spazio, i grandi teli bianchi da loro costantemente strofinati e puliti galleggiano in acqua come fantasmi. Bianchi costruisce un racconto necessario, che, pur evocando immagini fortemente simboliche e poetiche, non scivola mai nel sensazionalismo e mantiene un enorme rispetto per i suoi soggetti.

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