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recensione a cura di marco meneghin

Non ci sono molte attività altrettanto gratificanti quanto prendersi gioco del fascismo! Soprattutto se si coinvolge un’intera città. Fiume o Morte! fa proprio questo. È uno di quei documentari, come La Commune di Peter Watkins (2000) o The Act of Killing di Joshua Oppenheimer (2012), che utilizzano ricostruzioni storiche per, da un lato, riflettere sul peso della storia nel presente e, dall’altro, per stimolare un risveglio politico in chi partecipa e in chi guarda. Al contrario di questi due film, in cui la rabbia rivoluzionaria e il senso del tragico sono accentuati, nel film di Igor Bezinović il tono è quello della canzonatura, della farsa e della commedia.

Fiume o Morte!
«Fiume o Morte!» di Igor Bezinović (Credits: Lightdox / Pordenone Docs)

Dopotutto, l’episodio ricostruito in questo documentario sembra adattarsi naturalmente al tono utilizzato dal regista: ciò che viene rievocato è la conquista di Fiume (oggi Rijeka, in Croazia) nel 1919 da parte del poeta proto-fascista italiano Gabriele D’Annunzio e del suo eterogeneo gruppo di reduci italiani della Prima Guerra Mondiale. La perdita della città dopo la fine della guerra, considerata uno smacco dai frustrati militaristi e dai nazionalisti più accesi, causò profonde divisioni all’interno della società e dell’esercito italiano, dando l’opportunità a D’Annunzio di creare una coalizione di rivoluzionari, giovani militari, sindacalisti rivoluzionari e futuristi che riuscirono a occupare la città dal 12 settembre 1919 al 27 dicembre 1920. L’impresa non sarebbe stata possibile senza l’impotenza delle alte gerarchie dell’esercito italiano, che si mossero solo dopo più di un anno per rimuovere gli irredentisti del Vate, una liberazione della città che comportò la morte di molti militi e di civili innocenti.

Igor Bezinović racconta questa storia partendo dagli abitanti contemporanei di Rijeka, un mix di croati e fiumani (croati che parlano il dialetto di Fiume/Rijeka, molto simile al dialetto veneziano e giuliano), intervistandoli sulla loro conoscenza degli eventi storici della città, e ricreando degli episodi dell’occupazione dannunziana con la loro partecipazione. Una delle cose più impressionanti di questi reenactments è la sensazione che una larga parte dei cittadini abbia partecipato al film: dalla grande quantità di uomini (pelati) che interpretano D’Annunzio, ai gruppi di giovani che interpretano gli imberbi soldati irredentisti, alle parti della città che sono state decorate con terrapieni e macchine da guerra per dare l’impressione di una città militarizzata e sotto assedio.

Fiume o Morte!
«Fiume o Morte!» di Igor Bezinović (Credits: Lightdox / Pordenone Docs)

Questa partecipazione “di massa” provoca un’interessante riflessione collettiva su quanto un passato così lontano abbia lasciato cicatrici anche nel presente, cicatrici che sono rievocate con un tono tragicomico che ha delle conseguenze politiche e sociali molto serie. Infatti i due aspetti che più mi hanno colpito del film sono il suo tono e le sue implicazioni contemporanee. Il tono generale è piuttosto comico, un misto di presa in giro della megalomania di D’Annunzio e dell’assurdità della sua impresa. L’umorismo tipico degli abitanti di Fiume, sia contemporanei sia dell’epoca, accompagna le rievocazioni entusiastiche dei fiumani di oggi aggiungendo l’ironia delle testimonianze scritte di chi quegli eventi li visse in prima persona. Un aspetto prezioso del film è che non si limita a raccontare semplicemente la storia dei grandi personaggi e delle loro manovre politiche, ma è soprattutto una storia popolare dell’occupazione, che utilizza diari di cittadini, lettere di militari e canzoni popolari per comunicare una storia dal basso. Questo implica che l’ironia spesso lasci spazio a un tono più tragico, specialmente quando si narra la fine dell’occupazione, l’assedio della città, e i massacri che ne seguirono. L’aspetto tragicomico e popolare del reenactment definisce l’avventura di Fiume come l’incarnazione delle manie di grandezza di un uomo, D’Annunzio, innamorato di sé stesso, che portarono alla morte di molte persone, italiane e croate, intrappolate in un sogno di eroismo che si trasformò presto in un incubo. Ciò mi porta al secondo punto, le implicazioni politiche contemporanee del film.

Fiume o Morte!
«Fiume o Morte!» di Igor Bezinović (Credits: Lightdox / Pordenone Docs)

Fiume o Morte! mostra chiaramente che il fascismo, nonostante la sua retorica di eroismo, giovinezza e vigore, incarnato nella canzone Giovinezza, una sorta di inno dell’occupazione, non è altro che un culto nichilista della morte. L’unico modo per contrastarlo è opporsi senza se e senza ma, esattamente il contrario del comportamento dell’esercito italiano all’epoca. Igor Bezinović ha fatto un’osservazione particolarmente illuminante su questo aspetto: ha affermato che l’avventura protagonista di Fiume o Morte! ispirò la Marcia su Roma, la marcia incontrastata sulla capitale italiana intrapresa dai fascisti nel 1922, che avrebbe portato Mussolini al potere per i successivi vent’anni. Anche in quel caso le istituzioni politiche e militari furono impotenti e regalarono l’Italia a un movimento politico che avrebbe reso la sua società artefice e complice dei peggiori crimini e massacri del ventesimo secolo.

Questo aspetto del film suona particolarmente inquietante oggi, con la proliferazione di partiti o governi di ispirazione fascista in tutto l’occidente, dall’Europa alla Russia, dagli Stati Uniti a Israele, con la conseguente dissoluzione delle democrazie liberali, impotenti di fronte ai loro fallimenti sociali e morali. Fiume o Morte! ti conquista con le sue risate, ma ti lascia con un potente monito a rimanere sempre in guardia quando il fascismo alza il suo volto feroce.

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