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recensione a cura di alberto frosini

Il lungometraggio The Moment di Aidan Zamiri segna il punto finale di un ciclo durato anni, apertosi con l’album Brat e con tutto l’immaginario culturale che l’ha accompagnato. Più che un vero documentario, il film si configura come un falso resoconto di carriera ambientato tra Londra, Ibiza e altre tappe globali, in cui la protagonista, Charli XCX, deve realizzare un film concerto che, inevitabilmente, deraglia verso il caos.

Aidan Zamiri
Aidan Zamiri (Credits: A24)

L’impostazione è quella del mockumentary con una struttura quasi interamente fiction, adottando codici documentaristici per costruire una satira del fenomeno pop nato attorno all’album più che dell’opera musicale in sé. In questo senso, il film funziona meglio quando prende di mira l’estensione mediatica del personaggio, il brand, i party, l’hype, e le critiche piuttosto che la sua voce artistica. L’estetica è indubbiamente uno degli elementi più curati, infatti luci al neon, stroboscopiche, fotografia satura, ambienti notturni portano lo spettatore costantemente immersi in un’atmosfera da discoteca annebbiata. L’effetto riprodotto è quello di un videoclip esteso, che richiama sia l’immaginario fotografico di Harmony Korine, in particolare Spring Breakers, sia un certo tipo di linguaggio visivo che ricorda i primi video reportage di “Vice News” (anni 2010, circa). La macchina da presa insiste su primissimi piani continui, spingendo lo spettatore dentro i volti e i corpi dei ravers, quasi in modo invasivo. Purtroppo ciò, pur rivelandosi un dispositivo efficace all’inizio, col tempo diventa un po’ ripetitivo.

Aidan Zamiri
Aidan Zamiri e Charli xcx (Credits: Berlinale)

I momenti comici riescono a essere memorabili, soprattutto quando il film abbraccia apertamente la parodia e l’autoironia. Tuttavia, la sceneggiatura soffre di una certa dispersione: la parte centrale e finale appaiono dilatate, come se l’idea di base, intelligente ma sottile, non bastasse a sostenere la durata complessiva. Ne consegue così una narrazione che procede attraverso un pastiche di immagini pacchiane e caustiche più che per progressione drammatica. Ad ogni modo, le performance attoriali del cast principale risultano credibili, così come le comparse, da Julia Fox a KylieJenner, che si mostrano molto appropriate nell’arricchire l’ecosistema dello star system sospeso tra glamour e caricatura. Invece, la costruzione dei personaggi secondari, risulta si mostra meno incisiva, e le interpretazioni sono spesso più marginali che significative.

La colonna sonora di A. G. Cook è probabilmente l’elemento più immersivo, accompagnando il proseguirsi incessante di vicende assurde con un musica elettronica ruvida ma anche intima, sperimentale nei passaggi più astratti e minimale nei momenti di pausa. Attraverso questo tappeto musicale, il produttore così produce una continuità sensoriale, anche quando il film fatica narrativamente. In conclusione, The Moment è  meno un mockumentary su Brat e più una satira del fenomeno culturale che l’ha circondato. In questo modo, per chi conosce già l’artista e il suo universo, l’operazione mantiene un certo interesse, per chi, invece, ne è distante, la visione rischia di risultare ridondante e autoreferenziale.

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