Il programma Frequenze Corte, parte del palinsesto della prima edizione di Ru-mòre Film Festival, ha coinvolto diverse personalità del mondo dell’audiovisivo in un dialogo sullo stato attuale del cinema e delle difficoltà del settore.
Il programma è iniziato con un intervento del collettivo Animaccio, con la masterclass Il dietro le quinte del cinema di animazione, un dialogo tra animazione, concept e VFX, ospitata negli spazi dell’Accademia Italiana. La masterclass si è incentrata sullo spiegare al pubblico presente in che cosa consiste il lavoro d’animazione oggi: lungi dall’essere semplicemente una forma artistica erroneamente pensata per una fascia di pubblico più giovane e “piccola”, i membri del collettivo hanno dimostrato che l’animazione, nel cinema, è ovunque. Dai film tradizionalmente disegnati e animati al computer, passando per una animazione in 3D e così via, la tecnica non si esaurisce in questo specifico genere cinematografico ma si allarga anche al mondo del VFX e degli effetti speciali – come ha dimostrato il dietro le quinte e il piano di lavorazione del lungometraggio Siccità diretto da Paolo Virzì. Nel pomeriggio, al Cinema Tibur, il focus si è spostato sull’animazione d’autore italiana con il talk Animazione autoriale in Italia: dal doc animato al videoclip. Il dialogo, insieme alla presentazione dei rispettivi lavori (The Meatseller e La Casa di Achille), si è svolto tra la regista Margherita Giusti e l’artista e illustratore Nespy5Euro, moderato sempre da Animaccio.


La seconda giornata dedicata a Frequenze Corte si è aperta con l’intervento di Andrea Gatopoulos, regista, distributore e fondatore della residenza artistica Nouvelle Bug — quest’anno alla sua quinta edizione — che ha condotto la masterclass Cyber realismo e strumenti digitali nel documentario. Gatopoulos non si è limitato a illustrare la poetica dietro il progetto Nouvelle Bug, residenza artistica e laboratorio improntato per un cinema del futuro sempre più in sincrono e fuso con le tecnologie del ventunesimo secolo. Con alcuni esempi pratici, non solo derivanti dal laboratorio, ma anche dall’esperienza in campo del regista, ha spiegato in che modo è possibile, oggi, portare avanti un’idea di cinema che esca fuori dal canonico set e che, invece, si serva di strumenti ibridi (dall’intelligenza artificiale, fino al mondo del videogame).


La riflessione su un nuovo tipo di cinema è proseguita nel pomeriggio, con il dialogo, moderato dallo stesso Gatopoulos, tra i registi Desirée Alagna e Francesco Manzato. I due, già partecipanti della residenza artistica, hanno raccontato il dietro le quinte dei propri lavori (Isole e A Missed Call), spiegando quali sono state le principali motivazioni che hanno portato ad accogliere dentro la propria attività artistica, gli strumenti ibridi dell’intelligenza artificiale e dei software per il rendering di videogiochi. La sperimentazione dei due registi, però, non si limita alle nuove tecnologie e passa anche attraverso il recupero del found footage e del materiale d’archivio, perfettamente integrato agli scenari costruiti ad hoc grazie a diversi tipi di rendering animato.
La giornata di chiusura del palinsesto parallelo alle proiezioni del festival ha visto la partecipazione del regista e critico Mario Blaconà, impegnato in una masterclass sul cinema antispecista. Nel corso della conversazione è stato ripercorso il punto di partenza per un cinema e una coscienza antispecista, concetto che ha visto interessare tutte le arti a partire dal ventesimo secolo e che apre un terreno di riflessione non solo sui contenuti, ma anche sui mezzi e gli strumenti impiegati per la realizzazione stessa dell’arte. L’incontro pomeridiano, moderato dallo stesso Blaconà, ha visto protagonisti i registi Antonio La Camera e Lorenzo Pallotta, autori rispettivamente di Las Memorias Perdidas de los Árboles (2023) e We Are Animals (2024), che hanno portato il proprio punto di vista su un cinema inclusivo e diverso da quello che, da sempre, siamo stati abituati a vedere.



