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recensione a cura di beatrice comuzzo

Una canzone dei Prozac+ riempie l’abitacolo, insieme ai corpi schiacciati di quattro ragazzi. Sopra di loro scorre il cartello azzurro con scritto “Slovenija”, circondato da una corona di dodici stelle. Sono i primi anni Duemila e così suona l’adolescenza dei protagonisti dell’ultimo film di Laura SamaniUn anno di scuola

Un anno di scuola
«Un anno di scuola» di Laura Samani (Credits: Lucky Red)

In una mattina di settembre, in una classe di soli ragazzi, entra Fred (Stella Wendick), diciottenne svedese trasferitasi a Trieste con il padre. Se all’inizio sono i capelli ramati e il volto perfettamente simmetrico ad attirare l’attenzione di tre ragazzi, sarà il suo modo di vivere libero e il suo pensiero risoluto a conquistarli davvero. Nel gruppo c’è Antero (Giacomo Covi), che preferisce rifugiarsi nei libri piuttosto che nella realtà; Pasini (Pietro Giustolisi), il ragazzo bello, intelligente ma che non si applica; e Mitis (Samuel Volturno), quello che tira fuori dalla tasca una battuta dopo l’altra. Che sia nella cultura, nell’alcol o in relazioni sentimentali fragili, ognuno di loro incarna una modalità di fuga dal presente. In questo senso, Fred non è tanto causa, quanto presenza che rende visibili tensioni già latenti e i legami del gruppo, non a caso, iniziano a sfilacciarsi quando Fred passa dall’essere, come si è sempre percepita, soggetto a oggetto di desiderio. Eppure, come suggeriscono i Prozac+, per il gruppo quell’anno diventerà una memoria autoconservativa, capace di garantire, in un certo senso, l’autodeterminazione di chi la custodisce, perché le amicizie nate prima dei vent’anni, che sembrano niente, finiscono per restarci addosso nel tempo. Con questa consapevolezza e con la sua ritrovata libertà, Fred può finalmente scendere dalle colline triestine e andare avanti.   

Un anno di scuola
«Un anno di scuola» di Laura Samani (Credits: Lucky Red)

A differenza del precedente film di Laura SamaniPiccolo corpo, in cui dominava una dimensione più apertamente drammatica, Un anno di scuola si avvicina più al genere del teen movie. Osservati più da vicino, i due film rivelano però la stessa tensione tematica: al centro ci sono due donne che sfidano convenzioni che le vorrebbero passive osservatrici della propria vita. Adattamento dell’omonimo romanzo di Giani Stuparich, il film di Samani aggiorna questo conflitto: se nel testo, ambientato nel 1909, una ragazza in una classe tutta al maschile era di per sé un fatto eccezionale, qui la differenza passa soprattutto attraverso lo scarto culturale. A scuola il sessismo non è esplicito, ma insito nei comportamenti e nelle relazioni e l’estraneità di Fred all’ambiente porta alla luce dinamiche di genere già esistenti, ma che i ragazzi, fino a quel momento, non avevano mai problematizzato: la differenza nel desiderio, nello sguardo e nell’elaborazione delle emozioni. 

«Un anno di scuola» di Laura Samani (Credits: Lucky Red)

Oltre alla profondità e alla delicatezza della regia, la capacità di descrivere il vulcano di emozioni che anima l’adolescenza emerge nella scrittura di Laura Samani ed Elisa Dondi. Ognuno dei ragazzi incarna un archetipo, ma nessuno è riducibile a uno stereotipo; la stessa Fred è agente di cambiamento sia per gli altri che per sé stessa. I ragazzi parlano come parlano i ragazzi nella realtà, contaminando l’inglese fluente di Fred con un inglese livello A2 e un dialetto triestino, strumento di avvicinamento e insieme di esclusione. Non sono solo personaggi, ma soprattutto persone. A rendere il film realistico ed evitare gli eccessi melodrammatici di molto cinema tipicamente adolescenziale contribuisce anche la recitazione degli interpreti. Ad eccezione di Stella Wendick, infatti, studentessa di una scuola artistica, il resto dei ragazzi è stato trovato attraverso un lungo periodo di street casting: nei bar, alle feste e nelle scuole, e i personaggi sono stati poi adattati alle loro caratteristiche reali. 

Un anno di scuola
«Un anno di scuola» di Laura Samani (Credits: Lucky Red)

Combinando tutti questi aspetti, il film riesce a restituire la complessità dell’amicizia adolescenziale. Perché Laura Samani non mira a raccontare una poetica dell’adolescenza in senso astratto, quanto a testimoniare un periodo scandito dalle contraddizioni e dai fatti più quotidiani della vita. Un anno che sembra una vita, prima che cominci la vita. 

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