recensione a cura di marco morelli
Nella sezione Perspectives della 76ª edizione della Berlinale è stato presentato El Tren Fluvial, esordio nel lungometraggio del duo argentino Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale. I giovanissimi registi, già autori del corto La pasión, hanno dichiarato in un’intervista a The Hollywood Reporter l’impianto neorealista dell’opera, citando come influenza principale Crónica de un niño solo di Leonardo Favio, pietra miliare del cinema argentino.

Il film segue la storia di Milo, un bambino di nove anni che sogna di lasciare la provincia per Buenos Aires e sfondare nel malambo combinato, danza folkloristica nata nel XIX secolo come sfida di abilità tra gauchos. Proprio “gaucho” è la prima parola pronunciata da Milo in un dialogo con il padre che richiama, per intensità, i discorsi motivazionali dei film sportivi statunitensi.
L’epica cinematografica contemporanea plasma il desiderio di Milo di partire in treno verso la capitale che, prevedibilmente, non si rivelerà accogliente. Il tòpos dello spostamento tra provincia e metropoli è centrale nella produzione letteraria e filmica: come già accadeva nello splendido Manila in the Claws of Light di Lino Brocka, emerge qui la disillusione provocata dalla grande città. Il road movie di Milo si trasforma presto in una mesta presa di coscienza sulla precocità della propria impresa, tra personaggi ambigui e scarsezza di mezzi.

L’opera riprende stilemi tipici della produzione nazionale – dalle atmosfere contemplative e l’uso dello spazio (cari a un autore fondamentale come Lisandro Alonso) al road movie infantile (visto recentemente in El Mensaje di Ivan Fund) – mescolandoli a elementi del folklore come il calcio e i balli popolari. Tuttavia, Ferro e Vignale infondono al film un tocco decisamente autoriale: convince l’uso dei filmati del casting a teatro, così come risulta azzeccata la circolarità di alcune scelte simboliche – la rosa che sfiorisce, il mantra sul “non pensare”, i suoni della campagna – e il passaggio al bianco e nero che suggella la pellicola.
El Tren Fluvial è un’opera prima gradevole che rispetta i canoni del coming-of-age e i maestri argentini. Il risultato è ancor più apprezzabile se si considera l’arduo contesto politico ed economico attuale, che penalizza fortemente gli autori emergenti. La speranza è che opere simili continuino a trovare spazio nei festival internazionali, restituendo al cinema argentino il prestigio che merita.



