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a cura di marco morelli

Nell’ultima edizione della rubrica Eau de yanco ho associato un profumo a ogni attore candidato agli Oscar, scegliendo di non concentrarmi sulla controparte femminile per non appesantirvi la lettura ma con la tacita promessa di dedicare un altro momento alle attrici.

Ebbene, quale occasione più glamour e trendy della Mostra del Cinema di Venezia per omaggiare le donne che ci fanno sospirare, piangere e gioire sul grande schermo? Ho collegato dieci profumi a undici (!) attrici ammirate durante le press conference dell’ultima edizione della kermesse veneziana. Mi scuso in anticipo se mancheranno alcune delle vostre beniamine: come potete immaginare dalla mole di lavoro e dai ritmi del Lido, non è sempre stato facile presenziare alle conferenze stampa. Partiamo subito…

Rooney & Kate Mara: Maison Francis Kurkdjian – Gentle Fluidity Gold

I più perspicaci avranno già capito il trucco: le due attrici a cui associare un singolo profumo non possono che essere le sorelle Mara. In Bucking Fastard interpretano due gemelle che vivono in simbiosi, incapaci di autodeterminarsi e quasi indistinguibili: presentano lo stesso taglio di capelli, vestono con gli stessi outfit e, addirittura, parlano all’unisono. Per loro, ha decisamente senso una fragranza duplice come le due creazioni della collezione Gentle Fluidity di Maison Francis Kurkdjian. Quest’ultimo, direttore creativo di Dior dal 2021, nel 2019 ideò la suddetta linea come sfida alle convenzioni della profumeria, producendo due fragranze, Gentle Fluidity Gold e Gentle Fluidity Silver che, pur presentando le stesse note, risultano in profili olfattivi completamente diversi. Il primo ricorda una rosa vanigliata mentre il secondo un gin tonic metallico: penso che la versione Gold possa risaltare meglio l’eterea bellezza delle sorelle, ma non escludiamo che possano indossare anche la Silver per continuare la loro lotta alle ottuse imposizioni delle istituzioni.

Kate e Rooney Mara per «Bucking Fastard» (Credits: La Biennale)

Mariana di Girolamo: Comme des Garçons – Black EDT

Esco allo scoperto: non ho ancora avuto modo di vedere Wild Horse Nine. Sono consapevole che scriverlo su queste pagine susciterà nuovamente l’ilarità della bella (e brava) direttrice con cui ho condiviso le proiezioni di giovedì 3 settembre, ma ho saltato le anteprime stampa la mattina perché ho tardato a fare la spesa e non sono riuscito a vederlo in replica al PalaBiennale in quanto impegnato nell’intervista con Cédric Kahn (a cui vi rimando, se non l’avete ancora letta). Pertanto, non ho idea del ruolo che la bella (e brava) Mariana di Girolamo assuma nel film, ma avendola vista alla press conference ho pensato che la cosa più giusta fosse associarle un profumo per il suo ruolo iconico in Ema. Adoro il film di Larraín per come lavora sui corpi e inscena i tanti meccanismi di difesa, in modo particolare dell’omonima protagonista, una fluida ballerina che saltuariamente commette atti di piromania. Ha senso attribuire a Ema un profumo fumoso: quale opzione migliore di Black di Comme des Garçons? Il brand giapponese ha da sempre stupito per le sue creazioni groundbreaking e Black è ancora oggi considerato un caposaldo della collezione: fumo, liquirizia e olibano, perfetto per una bad girl propensa a incendiare Valparaíso…

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Mariana di Girolamo per «Wild Horse Nine» (Credits: La Biennale)

Sofia Boutella: Tauer Perfumes – Au Coeur du Désert

Altra confessione (è proprio il caso di dirlo), stavolta meno gravosa o divertente: vuoi per la concomitanza con altre proiezioni, vuoi per i pessimi pareri degli stimati colleghi (in primis il grande Lore) dopo la première, non ho visto nemmeno The Basics of Philosophy di Paul Schrader. Pertanto, non ho nemmeno idea del personaggio interpretato da Sofia Boutella, anche se leggendo i post su Facebook del regista nell’ultimo decennio immagino possa avere una connotazione non troppo velatamente sessuale. Dal momento che personalmente aborro l’utilizzo dei profumi come arma di seduzione e non so quanto possa fidarmi del funzionamento del lobo frontale di Schrader, preferisco concentrarmi sulle origini algerine dell’attrice. L’Algeria è ricoperta tra l’80 e il 90% dal Sahara: molti profumi hanno cercato di rendere tangibile il mistero e l’immensità del deserto, non ultime le creazioni di Andy Tauer. Ex chimico divenuto profumiere dopo anni di studio da autodidatta, lo svizzero ha lanciato il suo marchio oltre vent’anni fa e le sue boccette pentagonali sono diventate un must tra tutti gli amanti della nicchia. Una delle prime hit è stata 02 L’Air du Desert Marocain, un asciutto ritratto del vento nordafricano con prevalenza di cumino e coriandolo ad accompagnare l’ambra del fondo; nel 2016 Tauer decide di comporre una fragranza simile, Au Coeur du Désert, rendendola più resinosa e spingendo ulteriormente sull’ambra. Credo che quest’ultima sia preferibile, anche considerando i rapporti non proprio idilliaci tra Marocco e Algeria…

Sofia Boutella per «The Basics of Philosophy» (Credits: La Biennale)

Alicia Vikander: Byredo – Blanche

Una delle poche certezze che ci ha regalato l’ultima kermesse veneziana è che The Echo Chamber è stato disprezzato in modo piuttosto unanime (fatta eccezione per un esercente di Pistoia che saluto calorosamente), specialmente per gli ultimi, disastrosi, venti minuti. Per rispetto dei tanti lettori che non l’hanno ancora visto non giustificherò il profumo scelto per Alicia Vikander spoilerando la scena finale, il sunto del rapporto masochista tra lei e Luca Marinelli in una raffigurazione del dolore che percepiranno anche gli spettatori, quanto, piuttosto, cercando di inquadrare alcuni spunti psicodinamici che ha fornito il film. La relazione tra i due protagonisti si delinea come un classico rapporto medicalizzante, di cura senza cura, in cui il trattamento farmacologico non basta a sanare e proteggere l’altro: una forma di sollievo meno stigmatizzante ma anche meno efficace è la retail therapy [1], fenomeno per cui lo shopping può migliorare l’umore e alleviare lo stress in situazioni di disagio emotivo. Ovviamente, lo spendere il pomeriggio in un centro commerciale non può provocare i cambiamenti attesi di un farmaco o di un trattamento psicoterapico; tuttavia, potrebbe essere un punto di partenza per lenire parzialmente il dolore. Byredo sta lentamente diventando più un brand da mall di lusso che da boutique di profumeria artistica: la maison svedese, connazionale di Alicia, si caratterizza per fragranze eteree ed eleganti, con sillage e prestazioni modeste. Blanche dovrebbe ricordare l’odore delle lenzuola pulite: anche senza pensare al tormentato finale del film, mi sembra un buon match per la sempre elegante Vikander.

Alicia Vikander per «The Echo Chamber» (Credits: La Biennale)

Susan Sarandon: Nina Ricci – L’Air du Temps

Non è finito qui lo slandering gratuito l’omaggio all’ultimo lavoro di Andrea Pallaoro: è necessario citare anche la grande Susan Sarandon, sempre più nell’occhio del ciclone dopo le numerose prese di posizione contro il genocidio compiuto da Israele e succulenta preda delle principali testate giornalistiche italiane. A lei, ormai un’autorità del cinema mondiale non più così di tendenza ad Hollywood dopo le ultime dichiarazioni, assocerei un grande classico della profumeria femminile ma un po’ démodé come L’Air du Temps di Nina Ricci. Il tappo raffigurante due colombe, il caratteristico accordo aldeidato dato dal benzil salicilato e la combo di garofano e chiodi di garofano rendono il profumo la quintessenza del vintage chic un po’ più ricercato di altre creazioni talcate come Chanel N°5. Un grande classico che, nonostante tutto, continua ad avere una nicchia di fedeli, a differenza di The Echo Chamber…

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Susan Sarandon per «The Echo Chamber» (Credits: La Biennale)

Cho Yeo-Jeong: Armani Privé – Rouge Malachite

Per chi scrive, l’ottimo Possible Love del Ministro Lee Chang-Dong sarebbe stato il miglior Leone d’oro possibile. Per non fare un torto a nessuno dei quattro eccezionali membri del cast, parlerò di entrambe le protagoniste femminili partendo da Cho Yeo-Jeong/Ye-ji. L’attrice di Parasite interpreta una filmmaker, moglie di un ricco businessman, intenta a girare un documentario sugli esiti di un licenziamento: è mostrato più volte come ella risulti inadeguata al contesto, con i suoi costosi capi firmati e con una falsa cortesia che nasconde un tentativo di sfruttamento del dolore altrui. Il film dà proprio l’idea di come la sua presenza risulti altra rispetto al resto della crew del documentario: non ci stupirebbe se, nella testa del Ministro, Ye-ji portasse un profumo sofisticato e particolarmente costoso. Nella puntata precedente avevo scritto di come le private line delle case designer vengano oggi percepite molto più esclusive rispetto alla nicchia: per Cho Yeo-Jeong tocca andare da Armani e, in fattispecie, nella collezione Terres Précieuses. Ogni profumo della raccolta omaggia la bellezza, la spiritualità, la storia o i materiali preziosi di luoghi iconici e culture di tutto il mondo: Rouge Malachite vuole ricordare la Russia e l’omonimo minerale attraverso una tuberosa molto intensa ma smussata dal gelsomino in un’overdose di fiori bianchi. Il rosso, inoltre, ricorda il colore della N che potrebbe, ahimé, distruggere la distribuzione in sala di un film che merita un passaggio capillare sul grande schermo.

Cho Yeo-Jeong per «Possible Love» (Credits: La Biennale)

Jeon Do-Yeon: Zara – Amber in Bloom

Passiamo adesso all’altra protagonista dell’ultima fatica del Ministro, la Jeon Do-Yeon già ammirata in Secret Sunshine e in You are my sunshine lo scorso anno al Korea Film Festival. In Possible Love interpreta Mi-ok, controparte di Cho Yeo-Jeong/Ye-ji in quanto moglie non certo abbiente dell’operaio licenziato su cui si concentra il documentario. La donna incarna il decimo comandamento posto all’incipit che, come sottolineato più volte dal Ministro, omaggia Dekalog, 10 del compianto Krzysztof Kieślowski. Mi-ok invidia a Ye-ji il tenore di vita, i maglioni costosi e perfino l’avvenente e brillante marito: tuttavia, credo che abbia il buonsenso di non voler spendere oltre trecento euro per un singolo profumo, per quanto buono ed esclusivo possa essere. Pertanto, senza rifarci allo squallido mondo dei cloni fintamente a buon mercato, la soluzione più etica per avvicinarsi a Rouge Malachite proviene da Zara, che da anni ha cercato di cavalcare i trend di mercato con creazioni più economiche ma dal DNA abbastanza autentico. La tuberosa del colosso spagnolo è Amber In Bloom, un decente mix di fiori bianchi e ambra che non può fare a meno, considerando il pricetag, della presenza molto chimica del cashmeran. Un compromesso tutto sommato accettabile per cercare di apparire simili a una ricca signora…

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Jeon Do-Yeon per «Possible Love» (Credits: La Biennale)

Jasmine Trinca: Xerjoff – Naxos 1861

Double feature anche per Jasmine Trinca, protagonista sia di Succederà questa notte di Nanni Moretti che di L’estranea di Paolo Strippoli. I due personaggi da lei interpretati non possono essere più diversi: Greta è un’attrice di successo che soccomberà alle ripetute avances di un libraio francese dalla erre moscia, mentre Anna una madre altoborghese che stringe patti sovrannaturali per salvare i propri figli. Per quanto sia possibile associarle un profumo con accordo pioggia per il nubifragio presente nel film di Strippoli, mi sembra più idoneo trattare Jasmine Trinca come principale volto femminile dell’ultimo Concorso paragonandola a una delle recenti hit della profumeria artistica italiana. Nell’ultimo decennio il brand torinesi Xerjoff e Casamorati si sono imposti nel settore della nicchia grazie a fragranze con buon appeal sulla massa e ben commercializzate anche per merito dei tanti influencer che non perdono occasione per parlarne, tanto da non crearmi troppo scalpore quando li ho visti nel duty free aeroportuale di Maputo di ritorno dalle mie ferie in Mozambico. Per omaggiare uno dei ruoli simbolo dell’attrice romana, ho scelto la famosa Naxos 1861 di Xerjoff, un gourmand basato sulla lavanda con prevalenza di miele: si dice che Jasmine sia stata notata da Sean Penn proprio per il ruolo da protagonista nell’omonimo film di Valeria Golino, anche se non sappiamo quanto possa andare fiera della sua partecipazione a Gunman…

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Jasmine Trinca per «L’estranea» (Credits: La Biennale)

Caylee Cowan: Heretic Parfum – Nosferatu

Ammetto che dopo l’anteprima stampa la tentazione di saltare completamente la press conference di Company fosse fortissima, ma mi sono convinto dalla presenza confermata di alcune attricette in modo da rifarmi perlomeno gli occhi. Tra queste, ho scelto Caylee Cowan in quanto maggior responsabile della scarsa riuscita del film poiché compagna del regista Casey Affleck; senza scomodare Erich Fromm, avrebbe potuto mostrargli amore impedendogli di avere aspettative per un tale filmetto che, al netto di qualche idea interessante, non sembra realmente materiale da Concorso. Risulterà scontato e banale ma per il film, piuttosto che un profumo con il termine “company” (pronunciato circa una dozzina di volte nei primissimi minuti di film), ne ho scelto uno dalle vibes vampiresche per riprenderne il tema principale. Premesso che non sono su TikTok e che mi tengo lontano da certi trend, dopo una breve ricerca la fragranza più adatta a questo mood è risultata Nosferatu di Heretic Parfum, in cui il nome sia della maison che della creazione sono tutto un programma. Nosferatu rende l’idea di mortalità grazie a un accordo di petricore che, grazie all’uso del muschio, ricorda l’umidità dei cimiteri dopo la pioggia, in cui la componente floreale di lillà, iris e violetta sembra appassita, quasi morente. Un po’ la stessa sensazione che abbiamo provato dopo il press screening la mattina dell’8 settembre…

Caylee Cowan per «Company» (Credits: La Biennale)
Caylee Cowan per «Company» (Credits: La Biennale)

Alba Rohrwacher: Juliette Has a Gun – Not a Perfume

Vuoi per la sua bellezza non convenzionale, i personaggi svampiti che spesso interpreta, il cognome germanofono e le origini fiorentine, ho sempre associato Alba Rohrwacher a uno stile austero ma al contempo etereo, quasi intangibile. Per quanto il ruolo nell’ultimo film di Stéphane Brizé la porti sulla dimensione più quotidiana della ridicola ipocrisia delle multinazionali, la sua presenza diafana si percepisce anche dietro a un tailleur molto corporate; per questo, la scelta migliore non può che essere la principale creazione di Juliette Has a Gun. Il brand francese è diventato famoso nel mondo della profumeria artistica grazie al suo Not a Perfume composto unicamente dal cetalox, un’alternativa sintetica all’ambra grigia nonché tra le poche sostanze prive di allergeni. La peculiarità di Not a Perfume, ormai fragranza di culto tra gli appassionati creata dal nipote di Nina Ricci (!), è che la nota di cetalox può risultare impercettibile e quasi asnomica per alcuni nasi quanto insopportabile per altri: può ricordare un ambrato muschiato molto soffice e delicato, così come una nota fortemente metallica o, addirittura, non essere proprio percepito come fragranza. Considerando l’originalità e l’unicità di Alba Rohrwacher, mi sembra il profumo perfetto per chiudere questa interminabile e futile digressione: un ringraziamento sentito a chi è riuscito ad arrivare fino in fondo.

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Alba Rohrwacher per «Un bon petit soldat» (Credits: La Biennale)

[1] Atalay, A. S., & Meloy, M. G. (2011). Retail therapy: A strategic effort to improve mood. Psychology & Marketing, 28(6), 638-659.

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