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approfondimento a cura di emma marinoni

Tout Court – Nuove Voci del Cinema Francofono è una rassegna di cortometraggi francofoni tenutasi dal 18 al 20 Marzo presso il Cinema Arlecchino di Bologna e organizzata dall’Associazione Nuvo. I corti presentati all’interno della rassegna sono di giovani autori emergenti e raccontano la diversità culturale dei paesi francofoni. Dal momento che quest’anno segna la decima edizione di Tout Court, il programma di questi giorni propone alcuni dei cortometraggi più amati delle edizioni passate, abbinati ai lavori più recenti dei filmmaker che li hanno realizzati – come nel caso del regista d’animazione francese Joachim Herissé.

La robe peau di Joachim Herissé
«La robe peau» di Joachim Herissé

Di recente mi sono trovatǝ a riflettere sulle mie prime esperienze in una sala cinematografica: fra le poche che riesco effettivamente a ricordarmi, una ha lasciato nettamente il segno. Nel lontano 2006, mia mamma mi accompagnò all’Uci Cinemas di Curno (oggi chiuso) per guardare «Wallace e Gromit – La maledizione del coniglio mannaro»: dopo i primi venti minuti dovemmo uscire dalla sala. Ad oggi non ho ancora visto il film per intero, nonostante abbia sentito definire il doppiaggio del personaggio di Lord Victor Quartermaine come la migliore performance della carriera di Ralph Fiennes. Fa molto ridere raccontarlo adesso, ma la sensazione di terrore che provai guardando Wallace trasformarsi in coniglio rese definitivamente impossibile per me separare l’animazione stop-motion dall’horror. Per questo motivo, tutte le produzioni della celeberrima Aardman (come «Galline in fuga» o «Shaun the Sheep», che non sono esattamente in cima alla classifica dei film più spaventosi di tutti i tempi) sono state off-limits per tutta la mia infanzia (e oltre). Nonostante guardassi cartoni animati molto più slapstick – e di conseguenza più violenti – senza alcun tipo di suggestione, niente riusciva a turbarmi come la stop-motion.

‹‹Wallace e Gromit - La maledizione del coniglio mannaro›› di Nick Park e Steve Box
«Wallace e Gromit – La maledizione del coniglio mannaro» di Nick Park e Steve Box

Il legame tra stop-motion e genere horror non è una novità, soprattutto dal punto di vista dei cortometraggi – alcuni esempi possono essere «Wander to Wonder» di Nina Gantz, candidato agli Oscar l’anno scorso, o «Los huesos» di Cristóbal León e Joaquín Cociña, prodotto da Ari Aster – ma di recente si è manifestato anche nella forma del lungometraggio (come «The House», film a episodi uscito su Netflix nel 2022).

Gli ultimi due film di Joachim Herissé, presentati a Tout Court quest’anno, sono stati entrambi realizzati con la tecnica stop-motion, con un focus particolare sull’animazione tessile. In «L’ecorchée» (2023), due sorelle vivono in una palude deserta, conducendo un’esistenza estremamente ripetitiva: una delle due è però completamente scuoiata e incorporata alla gamba della sorella – e, di conseguenza, è sempre alla sua mercé. Durante la notte, la scuoiata fa sogni terribili in cui il suo corpo e quello della sorella si trasformano sempre di più. «La robe peau» segue invece il sarto Jean e sua moglie Jeanne: i modelli di Jean, ormai anziano, non sono più al passo coi tempi, e mandano la loro bottega in rovina. La morte della moglie sconvolge Jean, soprattutto visto che non riesce a levarle l’abito che ha indosso, che è il primo modello da lui realizzato, e si ritrova costretto a scorticarla per tenerlo: dall’immagine della pelle impressa sul vestito nasceranno nuovi modelli, che riporteranno la bottega (e Jean) allo splendore di una volta, almeno in apparenza.

L'ecorchée di Joachim Herissé
«L’ecorchée» di Joachim Herissé

A fungere da filo conduttore tra i due corti è appunto la tematica della pelle, interpretata nel senso più body horror del termine e resa visivamente da diversi strati di tessuto sui corpi delle marionette. Tuttavia, come sottolineato anche dal regista, non si tratta di due film propriamente aderenti al genere horror: piuttosto, il body horror diventa il mezzo più diretto tramite il quale esprimere il disagio con il proprio corpo (espresso dalla sorella scuoiata in  «L’ecorchée» o da Jean, che non vuole guardare il suo corpo invecchiare allo specchio in «La robe peau»). Di fatto, i film di Herissé sembrano avere molto più in comune con le fiabe dei fratelli Grimm che con il canone del cinema horror: tuttavia, le prime non sono certo prive di crudeltà e violenza, anzi (una sintesi perfetta tra i due è rappresentata dal recentissimo «The Ugly Stepsister» di Emilie Blichfeldt).

La robe peau di Joachim Herissé
«La robe peau» di Joachim Herissé

Nel Q&A dopo la proiezione, Herissé ha riflettuto sulla connessione presente tra il genere horror e l’animazione in stop-motion, sottolineando la forte presenza di questa tecnica all’interno del canone, soprattutto dal punto di vista degli effetti speciali. Per me, a rendere l’animazione stop-motion un mezzo così adatto per le storie horror è la sua forte componente materiale: ciò che vediamo sullo schermo ci appare più tangibile, più tattile e di conseguenza più reale. Utilizzare questa tecnica per rappresentare scene orrorifiche riesce a elicitare nel pubblico una sensazione di “reale” più forte, generando un’empatia corporea simile a quella che proviamo quando guardiamo dei corpi in carne ed ossa.  

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