recensione a cura di lorenzo giuliano
Hope, nuovo film di Na Hong-jin, regista di The Wailing e Chaser, è stato presentato in concorso alla settantanovesima edizione del Festival di Cannes. L’attesa da parte del pubblico era tanta e si vociferava che il film dovesse essere presentato già alla scorsa stagione dei festival, ma, alla fine l’uscita fu rimandata a causa di una lunga post-produzione (e avendo visto il film si può capire bene il perché). Non si sapeva niente della trama fino al giorno della premiere a Cannes ma già dal cast si poteva capire che sarebbe stato un film enorme (tra gli attori troviamo Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Hoyeon).

In una piccola cittadina della Corea del Sud di nome Hope Harbor, un poliziotto (interpretato da Hwang Jung-Min) e la sua collega (Hoyeon) sono convocati per cercare una creatura che sta pian piano distruggendo il villaggio. Parte così una corsa irrefrenabile – prima in macchina, poi a piedi – tra le piccole vie per catturare questa creatura, finché non la trovano nascosta dentro un negozio. Così scorre la prima parte del lungometraggio (che copre quasi metà dei 160 minuti complessivi di durata!) ed è una sequenza di adrenalina pura. La regia di Na Hong-jin segue i due protagonisti in cerca della creatura con alcuni piani sequenza in macchina spettacolari: è così immersiva questa prima parte, soprattutto grazie alla regia frenetica, da far sentire lo spettatore completamente inserito nella dinamica sullo schermo, quella di una fuga tra le vie del villaggio.

Purtroppo, il film dopo la prima parte inizia a presentare alcuni grandi problemi e il primo di questi è proprio l’agognato svelamento della creatura. La tensione narrativa che viene costruita attraverso la corsa dei due poliziotti dentro il villaggio arriva a far dubitare lo spettatore che la creatura, in realtà, non esista e che il tutto si riassumesse in una metafora del male e delle guerre in generale. Quando, però, alla fine, la creatura si vede, non è altro che una copia delle creature della serie anime L’attacco dei giganti – la somiglianza è impressionante! Ora si spiegano i lunghi tempi di post-produzione, che evidentemente non sono bastati per sistemare dettagli di questo tipo. Svelato l’oggetto del desiderio dei due protagonisti, arriva un altro turning point del film: il momento in cui la protagonista scopre, tramite un personaggio secondario, che nella foresta circostante si nascondono altre creature come quella che i due hanno appena ucciso.

Questa “nuova” svolta interna alla narrazione parte già in modo problematico, configurando la seconda parte del lungometraggio come una perfetta e identica reiterazione della prima – con la sola differenza dell’ambientazione: invece di trovarsi dentro il villaggio, i protagonisti inseguono nuove creature nella foresta. Le scene di azione vera e propria, poi, di per sé non riescono a essere così impattanti: quando queste creature cercano di uccidere gli umani sono fortissime e velocissime, ma quando, invece, i personaggi provano a catturarle, le scene sembrano girate in uno strano ralenti e gli umani riescono quasi sempre a svignarsela. Dopo due ore e venti di film ci si può chiedere legittimamente che fina abbiano fatto quei tre famosi attori sulla base dei quali il film si è venduto e promosso sulla Croisette. Ecco, Fassbender, Vikander e Russell non si vedono mai in carne e ossa ma sono, in realtà, le creature aliene del film, interpretate tramite l’utilizzo della motion capture (altro grande problema perché non si possono proprio vedere esteticamente – ma forse lo abbiamo già detto).
Il film, nonostante queste grandi questioni irrisolte dal punto di vista tecnico e narrativo, resta comunque godibile e divertente grazie sia alla regia (che rimane sempre fluida) e alle grandi prove attoriali di Hoyeon e Hwang Jung-min. Forse la durata è eccessiva, poteva durare tranquillamente quaranta minuti meno – ma se si vuole passare una serata tra amici, senza impegno, è il film perfetto. Il finale rimane apertissimo a un sequel, un blockbuster gigantesco che sicuro incasserà tantissimo ma di cui non si capisce affatto il posizionamento in concorso a Cannes: poteva essere semplicemente una proiezione speciale e saremmo stati felici lo stesso.



