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approfondimento a cura di marco morelli

Il concorso principale della ventunesima edizione del Lago Film Fest, festival indipendente di cinema a Revine Lago (TV), presenta sette gruppi tematici. Tra questi, quello denominato Testimonianze è così descritto dagli organizzatori: «Guidati dalla soggettività e dal punto di vista dei loro protagonisti, i tre lavori in questo programma propongono un cinema deliberatamente ancorato e filtrato dalla soggettività del personaggio principale, attraverso la quale diventiamo testimoni di storie al limite del reale».

Il blocco è formato dalle opere di giovani registi: Beneath Which Rivers Flow di Ali Yahya, Inflatable Bear, Hourly di Elisabeth Werchosin e Testemunho di Leonardo Amaral e Roberto Cotta. I tre lavori si caratterizzano per il focus su personaggi poco convenzionali e il loro rapporto con il mondo e con la realtà.

«Beneath Which Rivers Flow» di Ali Yahya (Credits: Lago Film Festival)

«beneath which rivers flow» (2025) di ali yahya

Selezionato per “Generation 14plus” alla Berlinale di quest’anno, Beneath Which Rivers Flow è l’opera prima dell’iracheno Ali Yahya. Il corto, ambientato nella regione paludosa dell’Ahwar, dichiarata patrimonio UNESCO, mostra la vita rurale del giovane Ibrahim e della sua famiglia che devono fare i conti con l’imminente paura degli effetti del cambiamento climatico. In particolare, il focus è sul ragazzo e sul rapporto che ha con il suo bufalo: nel corso della vicenda l’ansia di Ibrahim cresce visibilmente fino al finale distruttivo che segna un punto di non ritorno nella vita sua, della comunità e forse dell’umanità intera. In un’intervista il regista iracheno (laureato in psicologia!) ha toccato diversi punti tra cui la genesi del film. Durante uno shooting pubblicitario nella zona paludosa, Ali Yahya è rimasto incuriosito dall’impatto delle influenze esterne sulla comunità autoctona, molto restia a farsi filmare. Dopo aver incontrato Ibrahim, un attore non professionista con problemi di salute mentale, ha deciso di raccontare la sua storia prendendolo come fulcro ed esempio per l’intera comunità.

«Beneath Which Rivers Flow» di Ali Yahya (Credits: Lago Film Festival)

La vita di Ibrahim riflette le più ampie sfide sociali della regione, tra cui il degrado ambientale, le difficoltà economiche e la tensione tra vita tradizionale e modernità: il regista è bravo nel cogliere queste ardue prove attraverso uno stile contemplativo che si associa perfettamente ai sentimenti di smarrimento e alienazione provati dal protagonista. L’intento di Ali Yahya sembra riuscito: Beneath Which Rivers Flow riesce a parlare di un problema urgente con tatto e sufficiente estro. La giusta menzione speciale all’ultima Berlinale potrà aiutare la carriera del regista e a promuovere il cinema iracheno, in crescita fin dai tempi di Saddam Hussein per quanto più arretrato e meno considerato di quello dei vicini iraniani.

«Beneath Which Rivers Flow» di Ali Yahya (Credits: Lago Film Festival)

«inflatable bear, hourly» (2025) di elisabeth werchosin

Di quest’anno è anche l’opera terza di Elisabeth Werchosin, Inflatable Bear, Hourly. La regista, classe 1995, è nata in Russia da immigrati tedeschi e lavora in Germania dal 2021: nel corto presente a Lago emerge proprio questa dualità nella figura della protagonista, Lena. Interpretata dall’affermata Varvara Shmykova, già vista in Loveless di Andrey Zvyagintsev, Lena nella scena iniziale si presenta a un freddo colloquio di lavoro in una Berlino ancora divisa dal Muro. Attrice, ha deciso di lasciare la Russia per la Germania per sentirsi maggiormente libera: tuttavia, le viene offerto uno squallido lavoro come indossatrice di un costume di un orso polare gonfiabile. In queste vesti partecipa a una festa di compleanno di altri immigrati russi in un parco che, dopo qualche bicchiere di troppo, non tarda a diventare un’esperienza drammatica per la protagonista.

«Inflatable Bear, Hourly» di Elisabeth Werchosin (Credits: Lago Film Festival)

Al centro della vicenda vi è la condizione lavorativa degli immigrati, spesso sviliti in mansioni umilianti per cui sono sovraqualificati; in questo senso, appare azzeccato il tentativo di dover mettere una “maschera” per affrontare una vita lontana da casa e dalle gratificazioni. Soprattutto, a emergere anche grazie alle riprese in Kodak Super8 è un senso di nostalgia piuttosto ambivalente nei confronti della patria. Questo appare lampante sia nella scena del compleanno che nel finale, in cui Lena torna a casa scossa cantando, con il costume da orso in mano, una canzone russa sull’emigrazione. La chiusura perfetta per uno dei corti più distintivi della rassegna lacustre.

«Inflatable Bear, Hourly» di Elisabeth Werchosin (Credits: Lago Film Festival)

«testemunho» (2025) di leonardo amaral e roberto cotta

Gli ultimi dodici mesi sono stati ottimi non solo per la Fluminense semifinalista al Mondiale per club ma anche per tutto il cinema brasiliano. In primis, Ainda Estou Aqui di Salles ha vinto l’Oscar come miglior film straniero e il premio alla sceneggiatura a Venezia; inoltre, O último azul di Mascaro ha ottenuto l’Orso d’argento a Berlino e O agente secreto si è aggiudicato pochi mesi fa a Cannes premi per il regista Kleber Mendonça Filho e l’attore protagonista Wagner Moura.

«Testemunho» di Leonardo Amaral e Roberto Cotta (Credits: Lago Film Festival)

Il movimento brasiliano è sempre un punto di riferimento per tutta l’America Latina e non sorprende la presenza di un film verdeoro a Lago: trattasi di Testemunho di Leonardo Amaral e Roberto Cotta. I due registi hanno intrapreso un sodalizio artistico dal 2016, anno in cui firmarono insieme Prenome Walter, un bizzarro ma simpatico parallelismo tra Walter Benjamin e il calciatore ex Fluminense (appunto…) Walter Henrique da Silva (!). A questa collaborazione si unirà l’attore Murilo Ribeiro, che nel 2018 apparirà nel loro A Chinesa de Riad, storia di un amore arabo e, due anni dopo, nel disilluso Coração Migrante, in cui interpreta un calciatore che sogna di giocare tra i professionisti nello stato di Minas Gerais.

«Testemunho» di Leonardo Amaral e Roberto Cotta (Credits: Lago Film Festival)

La relazione tra i due autori e l’interprete vede un nuovo capitolo con Testemunho, che si differenzia subito dagli altri lavori per un’impronta più trascendente. La voce narrante di Murilo si sofferma su alcuni incontri particolari: tra questi, un’anziana di Bahia che ha pregato per lui, un amico che gli offre un piacevole lavoro da receptionist in un hotel sulla costa, un uomo che lo porta in un bagno pubblico e gli offre un tesserino da spia e, soprattutto, di come fosse stato coinvolto in una sparatoria tra gangster. In sottofondo, delle incessanti frequenze radio e uno scambio di comunicazioni tra una torre di controllo e un velivolo.Nel finale, dopo le riprese di alcuni lavoratori in fonderia, Murilo si sveglia: dopo essersi lavato (come nell’explicit di Coração Migrante), le comunicazioni di sottofondo cessano e gli viene chiesto di guardare in camera. Il più classico degli effetti di straniamento brechtiano per suggerire la potenza della finzione cinematografica: un’altra hit di questa edizione di Lago.

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