di giulia
Iniziamo col dire che la mia visione di The Idol di Sam Levinson è partita con il pregiudicato intento di fare hatewatching. Sapevo in partenza a cosa mi sarei sottoposta e, anche se personalmente mi impegno sempre a mettere da parte i pregiudizi anche di fronte alle più disperate delle produzioni, questa volta proprio non ce l’ho fatta. Ho guardato questa serie tv immaginandomi che non facesse per me, inutile dire che le mie aspettative sono solo state confermate scena dopo scena.

La storia ha come protagonista Lily-Rose Depp nel ruolo del nostro idolo, Jocelyn. Già sull’orlo di un vero e proprio punto di rottura, una foto trapelata dall’ex di Jocelyn minaccia di mandare all’aria la sua carriera, alimentando la sua incapacità di affrontare i problemi e i traumi passati della vita, primo dei quali la morte della madre. Ma invece di assistere a un processo di crescita e riappropriazione della propria persona, la sceneggiatura ci mostra una giovane donna che perde la sua forza di volontà, continuamente manipolata da tale Tedros (Abel Tesfaye), truffatore e proprietario di un nightclub che, dopo un “incontro casuale”, inizia a esercitare rapidamente il controllo sulla vita e sulla musica di Jocelyn. Devo qui subito sottolineare come la performance di The Weekend arrivi sempre al limite di diventare esilarante: anche quando cerca di essere intimidatorio, Tedros risulta solamente patetico. Non è mai del tutto chiaro, nel contesto della serie, se questa sua ridicolezza sia mai voluta essere intenzionale, il che rende tutto ancora più divertente.

Dopo cinque episodi, ci troviamo di fronte a un finale di scarsa qualità. Sì, passo subito a parlare del finale, dato che praticamente nessuna delle scene intermedie si merita un’analisi più approfondita. Fin dall’inizio si intuisce l’intento di voler farti credere che questa storia ricca di “follie” sia solo una copertura che potrebbe portare a qualcosa di più grande, di inaspettato. Ma alla fine della serie ci ritroviamo con una pop star che è più o meno uguale a come l’abbiamo trovata, ma adesso con un fidanzato. La serie, che inizialmente doveva essere di sei episodi (taglio che non è stato troppo motivato ma che è chiaramente visibile quando arriviamo agli ultimi atti della storia), viene presentata fin dal suo principio come qualcosa che di incredibilmente scioccante, per poi invece annoiati con una risoluzione banale, un’eroina che ti lascia addosso solo tristezza e una serie di personaggi secondari con potenziale perso.

Il colpo di scena più grande e tanto anticipato si rivela essere che è la nostra pop star Jocelyn la vera villain della storia, e il povero Tedros, che fino a quel momento aveva abusato mentalmente e fisicamente di lei, passa da inesorabile vittima. Devo chiarire qua che io non sono riuscita a superare la prima stagione di Euphoria, tuttavia mi sembra di capire che sia una specialità di Levinson quella di scrivere un arco narrativo dove una donna viene accoppiata al più spregevole degli uomini e in qualche modo, alla fine, far comunque risultare lei come la manipolatrice della relazione. Il che diventa ancora più ironico se pensiamo al caso mediatico che ha invaso le nostre piattaforme neanche un anno fa, dove una donna, dopo aver confessato gli abusi e le violenze del compagno, è finita per essere stata dipinta da tutti come la vera, instabile, impostora. L’ironia raggiunge il suo apice quando realizziamo che l’uomo accusato in tale processo è nientedimeno che il padre di Jocelyn, ma nella vita vera. Dopotutto, art imitates life, o no?

Non importa andare ad analizzare nel dettaglio tutti i passaggi più problematici della scrittura di The Idol per capire come il tutto sia il risultato delle fantasie di Levinson. Non sono tanto le numerose scene di sesso, ma piuttosto tutti quei momenti secondari che sono comunque così densi di una spettacolarizzazione del nudo che tende a raggiungere la comicità. Troppo facile fare leva sul concetto della body positvity quando la nudità messa in scena è solo quella di una protagonista femminile che arriva finalmente a conoscersi solamente quando le viene detto da altri come fare. The Idol non si accontenta di essere noioso, ma sente il bisogno di essere anche caotico e superficiale, introducendo relazioni e storie senza mai andare a fondo ad esse: ci viene detto Joss e Leia (Rachel Sennott) sono migliori amiche, tuttavia non condividono scene insieme e le loro interazioni sono sempre limitate; in uno degli ultimi episodi ci viene mostrato l’ex ragazzo di Jocelyn, ripescato dalla ragazza per far ingelosire Tedros, il quale riuscirà poi a incastrarlo in uno scandalo di stupro senza che nessuno però ci dica mai cosa è successo alla fine come conseguenza di questo gesto; e così via. Queste sono solo un paio delle storylines dimenticate e messe da parte (insieme a tutte quelle riguardanti gli altri personaggi secondari), senza mettere in chiaro quali fossero mai state le intenzioni che avevano portato Levinson a inserirle nella trama in un primo momento.

Alla fine della serie, abbiamo trascorso cinque ore dolorose a guardare una popstar tormentata essere infelice, sperando fino all’ultimo in un tour che non si doveva fare e cercando disperatamente di realizzare un singolo che si rivela essere niente di speciale. Se solo le canzoni di Joselyn fossero state anche solo simili a quelle dei suoi talentosi amici Izaak (Moses Sumney), Xander (Troye Sivan) e Chloe (Suzanna Son), forse tutto il dramma di questa serie neanche sarebbe esistito. I nostri protagonisti si sono spogliati, torturati a vicenda, minacciati e lamentati, pronunciando monologhi mal scritti, ma alla fine va bene così, perché Joss è riuscita a diventare la cantante provocatrice dei suoi sogni e Tedros si è dimostrato essere, in fondo, una buona influenza.

Tutti i rapporti della HBO e le fonti dello show hanno dimostrato che la decisione di fare uscire cinque episodi invece di sei è stata voluta da Sam Levinson dopo aver preso in mando e rinnovato la serie. Prima che The Idol venisse preso in mano da Levinson, la regista Amy Seimetz aveva una visione unicamente femminile della serie, che secondo quanto riferito, prevedeva una storia di Jocelyn molto più ampia, cosa che manca totalmente nel prodotto finito. Senza contare la controversia della serie riguardante la riorganizzazione della narrazione dalla prospettiva di Jocelyn a quella maschile, che diventa anch’essa l’ennesimo aspetto tragicomico, perché anche quando Tedros tocca il fondo, vince comunque. La bellezza e il talento di alcuni componenti del cast non basteranno a distrarti da quanto questa serie sia di fatto vuota. Troppo concentrata sull’aspetto scioccante, sull’idea di voler essere controversa, The Idol perde progressivamente valore dopo ogni scena, invece di dedicarsi a creare uno spettacolo che tenga interessato il suo pubblico. Che dire, forse sarebbe stato meglio se fossi stata blinded by the lights prima di questa visione.



