intervista a cura di marco morelli
La Gradiva di Marine Atlan, di cui abbiamo già parlato, è tra i film dell’anno. Vincitore del Grand Prix Ami Paris alla Semaine de la critique dell’ultima edizone del Festival di Cannes, narra di una gita scolastica tra Napoli e Pompei in cui le rovine diventano lo specchio di un’età in divenire e di ciò che si eredita inconsapevolmente. Il film nasce dentro la collezione televisiva Tous les garçons et les filles de leur âge e prende forma con una troupe italo-francese. Abbiamo incontrato la regista durante la 18^ edizione di France Odeon, con l’aiuto di un’interprete, per parlare di eredità e trasmissione, di psicoanalisi e inconscio, del personaggio di Toni e del suo passato oscuro, delle proteste giovanili in Francia e di una storia familiare di esilio.
Grazie per essere qui Marine e complimenti per il film, è splendido. Una cosa che ho apprezzato molto è il rapporto tra le rovine di Napoli e Pompei e la gioventù che sta crescendo. Com’è nata l’idea di associare le rovine a questo periodo in divenire, l’adolescenza?
Marine Atlan: Il progetto è nato da una proposta: riprendere una collezione che si chiama Tous les garçons et les filles de leur âge, una serie televisiva dedicata all’adolescenza [la serie, prodotta da Arte nel 1994, comprende film come L’eau froide di Olivier Assayas e Portrait d’une jeune fille de la fin des années 60 à Bruxelles di Chantal Akerman, ndr.]. Io ho proposto di associare le rovine e gli adolescenti perché volevo fare un film che lavorasse sull’eredità, sulla trasmissione, sul rapporto con la storia, e sul momento in cui si prende coscienza di far parte di qualcosa di più grande di sé. Il viaggio, poi, permette di creare un’unità di tempo e di luogo e una densità, utili per raccontare.

In Francia stanno uscendo molti film sugli adolescenti: penso a Enzo di Robin Campillo e a 15/18 di Cédric Kahn. Crede sia importante parlare dei giovani francesi proprio ora, con le manifestazioni studentesche in corso? Vede un legame tra il suo film e il modo in cui i ragazzi si esprimono oggi nelle piazze?
Marine Atlan: Ho girato il film prima delle manifestazioni: è uscito nello stesso periodo, ma per puro caso, non l’ho previsto. Quando l’ho fatto volevo interrogare i giovani di oggi, per realizzare un film attraversato da persone di oggi, quindi tra il film e le manifestazioni ci sono degli echi, ma solo perché sono questioni che attraversano la società francese da tempo, senza che le si vedesse, e che ora emergono. È un caso del calendario.
Gradiva di Wilhelm Jensen è stata la prima opera analizzata da Freud. Quanto contano la psicoanalisi e l’inconscio nel suo film?
Marine Atlan: Il film si interessa a ciò che è nascosto, invisibile, a ciò che si trasmette da una persona all’altra, a ciò che è insieme individuale e collettivo. In questo senso il film riflette molti dei temi della psicoanalisi.
Credo che tutti i giovani condividano gli stessi sentimenti, le stesse pulsioni, gli stessi pensieri. Ho visto in modo molto tragico il personaggio di Toni: nella ricerca della sua identità attraverso i nonni napoletani trova un ostacolo e non riesce a elaborare una perdita né a ricostruire il suo passato attraverso un certo tipo di mitologia. In questo caso, non si tratta più della mitologia di Pompei e di Napoli quanto, piuttosto, del un mito di storia personale. Come può la mitologia pubblica dialogare con la storia privata di nonni e bisnonni?
Marine Atlan: Per me si tratta di partire dall’ordinario, dal banale, dalla storia quasi patetica di un personaggio che inventa delle finzioni per esistere. Il suo passato un po’ oscuro porta con sé del romanzesco, dell’amore, dei grandi sentimenti, del disastro, qualcosa che richiama la mitologia, ma lui in realtà trova solo un muro, il vuoto. Eppure, per me, in questa storia c’è qualcosa di grande quanto la mitologia. Gioco su questo: è nel banale che c’è lo straordinario, nel comune il meraviglioso, la più grande mitologia.

Il film racconta una gita scolastica. Qual è la sua esperienza delle gite da giovane, e come ha reso con la macchina da presa lo sguardo straniero di un giovane turista in un luogo estero?
Marine Atlan: Personalmente non ho fatto viaggi scolastici all’estero. Quello che ho convocato è un’altra cosa: nella mia famiglia c’è una storia di esilio. Ho cercato di evocare il sentimento di un paese perduto, qualcosa di una cultura che non si conosce o che si è perduta. È un lavoro personale, ma non legato al viaggio scolastico: è legato alla storia familiare.
Sul set c’erano italiani e francesi. Com’è stato il rapporto tra le varie culture?
Marine Atlan: Abbiamo trovato un modo di lavorare insieme. Esistono culture del lavoro diverse: per esempio, su un set cinematografico in Francia ci sono magari cinque tecnici dove gli italiani ne usano meno, o organizzano il lavoro diversamente. Ne abbiamo discusso e abbiamo trovato dei modi di fare che funzionassero per tutti.
Ringraziamo di cuore Marine Atlan per la generosa disponibilità, l’interprete per l’aiuto e France Odeon ed Elisabetta Castiglioni per averci concesso questa preziosa intervista. La Gradiva sarà nelle sale italiane dal 12 novembre distribuito da Fandango: non perdetevelo.



