approfondimento a cura di emma marinoni
Venerdì 11 settembre si è tenuta la premiazione ufficiale del Premio per l’Inclusione e Sostenibilità Edipo Re. Il premio, attribuito a un film selezionato tra una rosa di dodici titoli provenienti da diverse sezioni della Mostra del Cinema, consiste in un bonus distributivo, attuato in collaborazione con MyMovies. In questa occasione, Angelo Righetti ci ha raccontato l’origine del premio: «Io e una ventina di ragazzi con disabilità ci presentammo a bordo della barca Edipo Re chiedendo alla Biennale Cinema di restituirci il Leone d’Oro che Pier Paolo Pasolini rifiutò nel 1969, in quanto riteneva la Mostra un luogo troppo elitario e lontano dalla sofferenza del mondo reale. Da questa richiesta nacque l’idea di costituire un premio collaterale della Biennale che avesse al centro proprio la tematica dell’inclusione. Abbiamo deciso di concentrarci su questo tema proprio per rendere possibile l’integrazione di persone in difficoltà. Questa barca è diventata un simbolo dell’inclusione e della pace possibile». Il discorso di Angelo Righetti suona sempre più attuale, non solo per il mondo in cui viviamo, sempre più divisivo e violento, ma anche nel micro-contesto della Mostra del Cinema, che si sta dimostrando sempre più elitaria, non solo per una questione economica (abbiamo letto tuttə gli scandali sulle poltrone a cinquanta euro a notte) ma anche nella programmazione (qui abbiamo parlato delle risposte di alcune filmmaker donne alla mancanza di titoli diretti da registe in concorso ufficiale).

Oltre che da simbolo, la barca Edipo Re funge anche da ponte tra la Mostra del Cinema e la città di Venezia: a detta di Sibylle Righetti, direttrice generale dell’impresa sociale Edipo Re, l’idea di creare una manifestazione come Isola Edipo è partita proprio dallo sguardo su un luogo fisico, ovvero la riva di Corinto. Trasformare lo spazio ha innanzitutto premesso la creazione di moltissime iniziative, che mettono in primo piano territorio e realtà locali e che, soprattutto, sono sempre accessibili: per entrare a Isola Edipo infatti non serve un accredito e tutti gli eventi della manifestazione sono gratuiti. Sibylle ha parlato di come le abbiano spesso chiesto di trasformare l’impresa sociale in una fondazione e come lei abbia deciso di non farlo: «Una fondazione si occupa di tutelare beni, mentre un’impresa sociale tutela le persone. Con il fatto che stiamo acquisendo una certa maturità e un dialogo sempre più importante con le istituzioni locali, vorrei in futuro far crescere quest’impresa e avere più associati, ora che sono in grado di tutelarli». Per Sibylle, l’inclusività non può esistere se non viene messa in pratica: «L’obiettivo di Isola Edipo è proprio quello di creare inclusività a partire dalla pratica, visto che nella teoria ci si può perdere facilmente. Questi dieci giorni diventano un’occasione anche per crescere e insegnarci l’un l’altrə».

Ad aggiudicarsi il premio della giuria composta dai tre comici Monir Ghassem, Marco Ripoldi e Lorenzo Maragoni è stato A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou, presentato nella sezione Orizzonti – dove tra l’altro ha vinto anche il premio per la Miglior Regia. Da come si può intuire dal titolo, il film di Lentzou racconta una giornata nella vita di Josephina, una ragazza di quindici anni che ha appena iniziato la terza superiore. Nonostante le premesse e la sinossi possano far pensare di trovarsi davanti a un classico coming of age, la direzione presa dal film non potrebbe essere più diversa, tra elementi onirici e simbolismo magico. Ispirato ad un tragico fatto di cronaca realmente accaduto ad Atene nel 2008, il film non è una ricostruzione dei fatti – anzi, sia la sua protagonista che il racconto della sua vita sono quasi completamente frutto di finzione – ma più una rielaborazione dei sentimenti e delle emozioni che questo evento ha suscitato nella regista, che si dimostra più interessata a farli provare al pubblico piuttosto che a etichettarli o a cercare di razionalizzarli a tutti i costi.

La giuria giovani Ca’ Foscari, formata da Caterina Castagna, Davide Forcolin, Gaia Diurisi, Michele Franchetto, Rebecca Anna Malagoli e Sofia Santoro ha scelto invece di premiare NAZA di Rachel Szor e Yuval Abraham. Senza dubbio il film più importante presentato alla mostra del cinema di quest’anno, fin dalla sua prima proiezione NAZA è stato oggetto di una attenzione mediatica quasi senza precedenti, nonostante Alberto Barbera abbia dichiarato che la decisione di programmarlo più verso la fine del festival fosse proprio dovuta al desiderio che l’argomento toccato non oscurasse completamente tutti gli altri film. Girato nel corso degli ultimi tre anni sui tetti di Tel Aviv, il film documenta la sistematica distruzione di Gaza da parte dell’esercito israeliano dopo gli eventi del sette ottobre. Attraverso delle interviste con ventiquattro membri dell’intelligence israeliana, i registi portano a galla una enorme quantità di informazioni sul genocidio del popolo palestinese.



