Skip to main content

intervista a cura di emma marinoni

Gala Hernández López è una regista spagnola, i cui lavori esplorano il rapporto tra la tecnologia e gli individui. In particolare, i suoi primi tre film si incentrano sugli effetti del tecnocapitalismo sull’universo maschile: La meccanica dei fluidi (vincitore del César come migliore cortometraggio documentario) è un viaggio all’interno della comunità incel, For Here Am I Sitting in a Tin Can Far Above the World, un’esplorazione della nascita delle criptovalute e della figura di Hal Finney, mentre +10k è il ritratto di Pol, un ventunenne di Tarragona con il sogno di riuscire a generare +10k al mese in Bitcoin. In occasione della retrospettiva dedicata a lei – che include anche il suo film più recente, like moths to light – abbiamo scambiato qualche chiacchiera durante il FeKK.

Gala Hernández López al FeKK
Gala Hernández López al FeKK

I tuoi film partono da un grande lavoro di ricerca (uno di loro è nato proprio dalla tua tesi di dottorato): come gestisci il rapporto tra ricerca accademica e pratica artistica?

Gala: Stavo facendo un dottorato di ricerca “artistica” a Parigi (in francese, recherche creation), durante il quale ho sviluppato La meccanica dei fluidi e For Here Am I Sitting in a Tin Can Far Above the World: la mia ricerca era incentrata sul found footage e sulla registrazione degli schermi nel cinema di non-fiction. Dal punto di vista pratico, ho scelto di abbandonare il mondo accademico principalmente perché ha un pubblico molto ristretto e con La meccanica dei fluidi mi sono resa conto che il film stava arrivando a un pubblico molto più ampio rispetto a quello dei miei precedenti saggi accademici. Inoltre, a un certo punto avevo molti progetti in corso di sviluppo contemporaneamente e mi sono ritrovata a scegliere tra ricerca e pratica artistica, dal momento che non avevo abbastanza energie per occuparmi di entrambe: da un punto di vista personale e politico ho scelto di abbandonare il dottorato. I miei film devono ancora molto alle metodologie di ricerca che ho sviluppato nel mondo accademico: penso che il formato del film essay mi attiri particolarmente proprio perché permette una maggiore libertà di combinare ricerca, narrazione e finzione. L’idea del montaggio come pratica di ricerca e di scrittura mi appartiene molto – tutta la mia ricerca e i materiali che ho raccolto prendono forma attraverso esso. Un altro motivo, poi, per cui ho abbandonato il mondo accademico è dato dal mio rapporto con la finzione e la narrazione: penso che possano essere usate non solo per rendere contenuti accademici più comprensibili, ma anche per la loro capacità di suscitare emozioni. Tutta la dimensione emotiva o di “affect” è qualcosa che, invece, si tende a evitare moltissimo in accademia – istituzione dentro la quale ci viene solitamente imposto di scrivere in maniera più oggettiva e distaccata possibile. Spesso, infatti, i miei saggi ricevevano annotazioni dai miei supervisori perché ero “troppo politica” e non abbastanza oggettiva; io, però, voglio essere politica, e lo voglio essere in modo esplicito ma con il tempo mi sono resa conto che nel mondo accademico c’è sempre meno spazio per questa dimensione.

«La meccanica dei fluidi» di Gala Hernandez Lopez
«La meccanica dei fluidi» di Gala Hernández López (Crediti: Gala Hernández López)

Anche se le tue opere trattano spesso di problemi sistemici e collettivi, i tuoi film si concentrano sempre su dei singoli individui, come nel caso dell’user di Reddit AnathematicAnarchist in La Meccanica dei fluidi o Pol, protagonista di +10k, per citarne alcuni. Quando sviluppi un film parti sempre da questi personaggi?

Gala: L’idea di avere un personaggio “protagonista” viene dalla necessità di avere una narrazione all’interno dei miei film – ci sono dellə filmmaker che invece riescono benissimo a tradurre la loro pratica di ricerca in cinema senza ricorrere a nessun tipo di trama. A me, invece, piacciono le storie, e per raccontare una storia servono dei personaggi: è molto difficile trovare il personaggio giusto per comunicare ciò che voglio trasmettere. È sempre un momento magico quando trovi la persona che sarà il veicolo per tutti questi concetti, com’è stato per me trovare Hal Finney o AnathematicAnarchist.

«FOr Here Am I Sitting in a Tin Can» di Gala Hernández López
«For Here Am I Sitting in a Tin Can» di Gala Hernández López (Crediti: Berlinale)

Il tuo rapporto con questi protagonisti si è evoluto nel tempo: nei tuoi primi due film c’è un certo distacco tra te e loro – tendenzialmente sono relazioni che si sviluppano attraverso uno schermo – mentre in +10k o like moths to light ti interfacci direttamente con loro in carne e ossa.

Gala: Ci sono sicuramente stati cambiamenti nel mio approccio, ma è anche vero che nel caso dei primi due film c’era già una sorta di situazione impossibile per quanto riguarda la comunicazione, dal momento che entrambi i protagonisti non ci sono più: se fossero stati ancora vivi, probabilmente avrei cercato di contattarli. Tuttavia, in questi due film ero effettivamente più interessata non tanto ai personaggi ma alla loro rappresentazione mediata dal mondo online; del resto si tratta di film che si concentrano sulle immagini, che cercano di commentare o decostruire la sovrastruttura ideologica e materiale dietro questi contenuti. Dopo Tin Can ero un po’ stanca del formato del desktop documentary, che trovavo abbastanza limitante, e ho cercato di aprirmi di più verso altre forme cinematografiche. Inoltre, visto che avevo appena fatto due film incentrati sul “contenuto”, mi sembrava interessante concentrarmi di più su chi osserva e consuma questi contenuti e così ho finito per incontrare Pol e scrivere +10k, che per me è un film che parla soprattutto di qualcuno la cui soggettività è al 100% plasmata dai contenuti che vede online. È anche per questo motivo che nel film lo si vede spesso guardare diversi schermi. Una volta l’ho descritto come “a man under the influence”, che credo sia una definizione particolarmente adeguata – Pol consuma questi contenuti e successivamente li incarna e li incorpora, quando parla, spesso include nei propri discorsi citazioni parola per parola di qualcosa che ha sentito in un podcast. In questo senso, mi verrebbe da dire che +10k è quasi un controcampo rispetto alla La meccanica dei fluidi e Tin Can.

+10k di Gala Hernandez Lopez
«+10k» di Gala Hernández López (Crediti: Gala Hernández López)

Quando guardo i tuoi film mi meraviglio sempre del punto di vista complesso con cui ti approcci a questi temi, che all’apparenza sono molto facili da demonizzare: invece, c’è sempre un livello alto di empatia verso questi personaggi, che però non va mai a scapito di una prospettiva critica a riguardo, soprattutto nel caso di +10k. Come riesci a raggiungere questo equilibrio?

Gala: A interessarmi particolarmente è stata la risposta del pubblico a +10k, visto che ha dato fastidio a parecchi: leggendo le recensioni su Letterboxd, troviamo alcune persone che letteralmente insultano Pol o si lamentano del fatto che io abbia scelto di fare un film su di lui, oppure lo interpretano come una parodia o una presa in giro – cosa che io trovo assurda perché il pensiero di affrontare tutto il lavoro dietro una produzione cinematografica con il solo pretesto di prendere in giro qualcuno mi sembra surreale. Una buona parte di fastidio è generata soprattutto dal fatto che io non “condanni” esplicitamente Pol, una dinamica che secondo me rappresenta proprio ciò di cui parlo in tutti i miei film: è un ritratto della mancanza di empatia, della polarizzazione e dell’assenza di ambiguità che occupa il nostro presente spazio pubblico. Anche il mio prossimo film probabilmente susciterà una reazione simile, visto che il personaggio di cui mi occupo è fascista e omofobo. So che alle persone darà fastidio passare mezz’ora del proprio tempo con quest’uomo, quando per me non c’è niente di più importante oggi del guardare e cercare di capire come queste persone percepiscono e interpretano la realtà – anzi, mi preoccupa proprio che le persone non riescano a farlo solo perché non sono d’accordo con loro.

«+10k» di Gala Hernández López
«+10k» di Gala Hernández López (Crediti: Gala Hernández López)

Negli ultimi anni sono sempre più i film realizzati con tecniche esclusivamente digitali (come i machinima o i desktop documentary) o con l’intelligenza artificiale. Tuttavia, data la loro evoluzione continua, questi strumenti sembrano “invecchiare” molto più rapidamente rispetto ai tradizionali mezzi cinematografici. Che cosa ne pensi e credi che questo meccanismo possa impattare anche i tuoi film?

Gala: Sono completamente d’accordo con il fatto che questi strumenti “invecchino” più facilmente – la differenza salta subito all’occhio quando confrontiamo i primi film fatti con queste tecniche con quelli di oggi. Anche se io personalmente non lo faccio, conosco tantə artistə che “hackerano” questi strumenti, o sviluppano da solə le proprie IA in modo da opporsi al sistema che le produce ma anche rivelare qualcosa di nascosto al loro interno. Ad esempio, le immagini in IA presenti all’interno di +10k sono realizzate da Taller Estampa, un collettivo catalano che si occupa esattamente di questo. L’idea di usare immagini generate con l’intelligenza artificiale è nata dal fatto che Pol ci aveva comunicato la sua intenzione di fare una dream board, e siccome volevo che fosse nel film gli ho chiesto di mandarmi le immagini così da stamparle e attaccarle sul set. Sono rimasta molto impressionata dal fatto che Pol mi abbia mandato solamente immagini stock, che per me rappresentano la neutralità assoluta: non c’è personalità, non c’è individualità, sono la rappresentazione di ciò che è più generico – e tuttavia sono queste immagini che vengono usate per programmare le IA, soprattutto all’inizio. Mi interessava moltissimo come i sogni di una persona potessero essere rappresentati da queste immagini così mainstream e prive di personalità, e quindi ho scelto di generare la sequenza dei “sogni” di Pol con l’IA dal momento che è proprio un mezzo che si nutre di questo. Già adesso quelle scene sembrano più vecchie, visto che l’IA non fa più quell’effetto morphing che faceva prima.

«like moths to light» di Gala Hernández López
«like moths to light» di Gala Hernández López (Crediti: Gala Hernández López)

Il tuo ultimo film, like moths to light, segna una separazione rispetto ai tuoi film precedenti: se da un lato è comunque in linea con il resto della tua filmografia dal punto di vista della sensibilità e delle tematiche, dall’altro è il tuo primo film che non si occupa di uomini e di mascolinità.

Gala: Ero molto stanca delle comunità maschili su cui sono incentrati i miei primi tre film e volevo parlare della condizione femminile: dopo aver esplorato l’effetto del patriarcato sugli uomini, volevo affrontare l’effetto che aveva sulle donne e su di me in quanto donna. Ho iniziato a fare ricerca sulla maternità per il mio lungometraggio ma tra una cosa e l’altra sono finita a lavorare sul tema dei sogni: così ho trovato Prophetic, un’azienda americana che si occupa di tecnologie che implementano i sogni lucidi, e mi sono detta che dovevo assolutamente farci un film. In quel momento non me ne rendevo conto, ma successivamente ho realizzato che in realtà tutti i miei film sono sui sogni o hanno dei sogni al loro interno, anche se non si è trattata di una scelta cosciente: poco prima di iniziare a girare like moths to light, qualcuno mi ha fatto notare questo filo tematico in un Q&A. Penso che sia dato dal fatto che mia madre è una psicanalista e che in generale sono molto interessata al mondo dell’inconscio. Soprattutto, mi interessa molto anche come Internet e il nostro rapporto con la tecnologia producano un inconscio collettivo – i sogni che ci sono nei miei primi tre film parlano implicitamente un po’ di questi “incubi” collettivi, mentre like moths to light è un film che confronta in modo più esplicito il rapporto tra i sogni e la tecnologia. E’ stato un processo di ricerca lunghissimo, probabilmente il più lungo che io abbia fatto finora. In questo film ho anche cercato di avere un approccio un po’ più “poetico”, soprattutto dopo +10k che dal punto di vista formale è sicuramente la cosa più tradizionale che ho fatto. Da questo punto di vista, la mia filmografia per ora si divide quasi esattamente a metà, un lato più sperimentale (Tin Can, like moths to light) e un lato più tradizionale e narrativo (La meccanica dei fluidi, +10k).

Leave a Reply