recensione a cura di marco morelli
In occasione della sua decima edizione, il Laterale Film Festival presenta il corto Prologo di Béla Tarr all’interno della sezione “L’intero e i suoi spicchi”. La rassegna non competitiva di cinema sperimentale si svolge a Cosenza dal 27 al 29 agosto.
Il 2026 si è aperto con il lutto per la comunità cinefila per la morte di Béla Tarr. Il regista ungherese, definitosi più filosofo che filmmaker e ultimo baluardo di resistenza di fronte alle moderne logiche di mercato, è stato omaggiato da Movies Inspired che ha proiettato in alcune sale italiane tra marzo e aprile i capolavori restaurati del maestro. La casa di distribuzione torinese ha anche distribuito in Italia l’unico corto del Maestro Prologo presente a questa edizione di Laterale. L’opera si colloca all’interno di Visions of Europe, un progetto di venticinque corti ognuno rappresentante un paese allora membro dell’Unione Europea; oltre a Tarr, l’antologia annovera, tra gli altri, Aki Kaurismäki, Peter Greenway e Francesca Comencini.
Nello splendido tributo uscito su The Guardian, László Nemes ha spiegato la genesi di Prologo, a cui ha partecipato come assistente di regia dopo aver incontrato Tarr poco prima che questi iniziasse a girare L’uomo di Londra. L’idea consisteva nel riprendere quasi trecento senzatetto ungheresi in fila per ricevere del cibo a una mensa dei poveri come metafora dell’entrata dell’Ungheria nell’Unione Europea. Oltre vent’anni dopo questo concetto appare quantomai profetico: non solo il paese magiaro è costantemente tra i maggiori beneficiari degli aiuti della UE, ma i senzatetto sono stati criminalizzati dalla legge di Orban sul decoro urbano del 2018, aspramente criticata da molti enti di vigilanza sui diritti umani e, purtroppo, al momento ancora attiva anche con il nuovo governo di Péter Magyar.

Prologo si struttura esattamente come l’aveva inizialmente concepito Tarr: due piani sequenza, di cui una carrellata dinamica per rappresentare l’umanità in fila e una più statica che mostra una lavoratrice distribuire le razioni alla fila. L’importanza dei movimenti lineari di macchina nei film di Tarr era già stata sottolineata da Nicolò Vigna nel ricco articolo di Specchio Scuro dedicato a Sátántangó, in cui prende ad esempio la carrellata rettilinea che si svolge al di fuori della discussione tra Futaki e Schmidt e caratterizzata dal solito commento musicale extradiegetico di Mihály Vig, storico collaboratore di Tarr e compositore anche del corto.
Non sorprende riconoscere nelle immagini di Prologo il solito sguardo eugenetico ma, al tempo stesso, ironico e beffardo dell’autore: il popolo ungherese, sofferente e apparentemente incapace di trovare una propria strada e un proprio scopo dopo la disgregazione del blocco sovietico come le vacche senza padrone nell’incipit di Sátántangó, appare passivo e totalmente dipendente dalla UE rappresentata allegoricamente come la mensa dei poveri. A proposito dello stile contemplativo di Tarr, alcuni critici [1] hanno utilizzato il sostantivo tedesco verfremdungsekkefct, traducibile con l’effetto di straniamento brechtiano, ribaltando l’idea di Andrè Bazin [2] per il quale lo slow cinema, focalizzandosi maggiormente sulla percezione umana e sulla dilatazione del tempo, fosse uno stile intrinsecamente realistico. Per la nozione di straniamento, invece, il cinema contemplativo induce maggiormente uno stato trascendentale nello spettatore, aiutandolo alla meta-riflessione sul medium: si pensi, in questa accezione, ai lavori di Angelopoulos, ad esempio nei tre monologhi che ne La Recita evidenziano la sofferente memoria pubblica del popolo greco durante le due guerre e la ciclicità del trauma storico collettivo.
In conclusione, Prologo appare come una summa della cifra stilistica di Béla Tarr e una sinistra, quanto tristemente azzeccata previsione del futuro dell’Ungheria all’interno dell’Unione Europea: la scelta di inserirlo nel palinsesto di Laterale risulta un appropriato tributo a un regista che non ha avuto eguali nella storia.
[1] Przylipiak, M. (2021). On the margin of Satantango. Some remarks on slow cinema. Panoptikum, (26 (33)), 257-274.
[2] Bazin, A., & Aprà, A. (2007). Che cos’ è il cinema?. Garzanti.



