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recensione a cura di marco morelli

È stata la prima volta per Jim Jarmusch alla Mostra del Cinema di Venezia dai tempi di Coffee and Cigarettes, fuori concorso alla 60esima edizione del 2003. Quest’anno, il nativo di Akron ha presentato in Laguna Father Mother Sister Brother, accompagnato da volti noti del suo cinema come Adam Driver e Tom Waits e gustose new entry quali Cate Blanchett, Vicky Krieps e Charlotte Rampling.

Il film, suddiviso in tre episodi, esplora le relazioni tra genitori e figli: Father è ambientato nel Nord-Ovest degli Stati Uniti, Mother a Dublino e Sister Brother a Parigi. Jarmusch aveva utilizzato la formula a episodi nel già menzionato Coffee and Cigarettes e in Taxisti di notte: da questi il regista riprende alcune soluzioni, come la ripetizione di stessi elementi in storie diverse (visto nel primo) e l’utilizzo di setting internazionali (come nel secondo). Alcuni oggetti (un Rolex, una vecchia automobile), elementi sociologici (giovani sugli skate ripresi in slow-motion, i brindisi) e modi di dire (“And Bob’s your uncle” che potrebbe essere tradotto con “et voilà”) si ripresentano nei tre episodi formando un divertente effetto aspettativa negli spettatori

Father Mother Sister Brother
«Father Mother Sister Brother» di Jim Jarmusch (Credits: Biennale)

Tuttavia, i registri narrativi cambiano da un episodio all’altro: dal demenziale del primo si passa gradualmente ad una maggiore malinconia, con il finale parigino che rappresenta il picco emotivo del film. Un filone della critica aveva già menzionato come Jarmusch rappresenti il contemporaneo in maniera malinconica[1] fin dai tempi di Only Lovers Left Alive, elemento centrale anche in Paterson: è indubbio che perfino in Father Mother Sister Brother l’autore riesca a gestire i diversi registri in modo impeccabile confezionando uno splendido romanzo familiare. In ognuno degli episodi emerge, infatti, un distacco tra genitori e figli principalmente dovuto all’assenza e alla stravaganza dei primi; tuttavia, più che a un gap generazionale Jarmusch sembra interessato a sottolineare la circolarità e universalità delle dinamiche familiari, con il minimalismo e l’ironia che ha sempre contraddistinto il suo cinema.

Father Mother Sister Brother
«Father Mother Sister Brother» di Jim Jarmusch (Credits: Biennale)

Nella conferenza stampa di due giorni fa, Jarmusch ha fatto parlare di sé per le critiche non solo a MUBI ma alle case di produzione e al sistema capitalistico in toto. Per quanto una dichiarazione sincera e un minimo empatica possa fare scalpore in questa edizione finora abbastanza ipocrita, è passato in sordina come abbia confermato la centralità dei silenzi e dei piccoli gesti nel suo cinema. È questa, senza dubbio, la più grande forza di Father Mother Sister Brother, un graditissimo ritorno al minimalismo poetico di Jarmusch. Non sappiamo se riuscirà ad andare a premio, ma intanto ci ha scaldato il cuore. 


[1] Forest, M. (2022). Melancholic Modernism in Jim Jarmusch’s Only Lovers Left Alive. Estetyka i Krytyka66(3), 97-107.

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