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recensione a cura di costanza rossi

Di notte, le macchine scivolano silenziose lungo le strade di Tokyo, come sulla superficie liscia e oleosa di un fiume. I contorni dei palazzi si fanno indistinti e la città sembra un cielo colmo di tante piccole stelle, che sono in realtà lampioni e insegne di negozi chiusi. Una voce fuori campo riflette sul fascino del buio nelle grandi città, sul modo che ha di avvolgere le cose e trasfigurarle. Perché la notte ci affascina tanto? Forse perché cela ai nostri occhi le cose nella loro interezza e ci rende più facile proiettare idee nostre? L’incipit di All The Lovers In The Night suggerisce cautamente una certa interpretazione degli incontri notturni dei suoi protagonisti. Nonostante le loro uscite frequenti, le vite dei due personaggi principali rimangono forme celate e indefinite l’una per l’altra, come ricoperte da un velo impalpabile. La luce del sole, sembra suggerire la regista, con il suo modo diretto di rivelare colori e forme, sarebbe forse troppo forte per consentire a questo legame di sopravvivere. Di conseguenza, la notte è l’unico momento in cui i due possono pensare di amarsi, tra le pieghe del buio che avvolgono Tokyo e, in parte, la celano.

All The Lovers In The Night
«All the Lovers in the Night» di Yukiko Sode (Credits: Festival di Cannes)

Presentato gli scorsi giorni al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, All The Lovers In The Night (‘Subete Mayonaka No Koibitotachi‘) di Yukiko Sode è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Mieko Kawakami. La storia segue Fuyuko, una ragazza che passa la maggior parte del suo tempo lavorando da casa come correttrice bozze ed è sommersa di lavoro dalla sua commissioning editor (nonché migliore amica), che si approfitta del suo carattere accondiscendente per rifilarle lavori che nessun altro accetterebbe. Sommersa dalle consegne e troppo introversa per avventurarsi fuori dal suo appartamento, Fuyuko è incapace di esistere fuori dal suo lavoro. Un giorno, per puro caso, è spinta da una collega a prendersi una pausa e si ritrova a passeggiare per il centro di Tokyo senza meta. Finendo quasi per sbaglio in un negozio di liquori, compra una bottiglia di vino e inizia a pensare che bere la potrebbe aiutare a far fronte alla sua timidezza. Si ritrova quindi a nascondere dell’alcol in un thermos quando deve uscire di casa, finendo però per vagare frastornata per vari posti della città. Dopo essersi addormentata in un centro culturale in cui si era recata per iscriversi a un corso di poesia, viene aiutata da Mitsutsuka, l’altro protagonista, a sporgere denuncia per la borsa che qualcuno le ha rubato. I due iniziano a vedersi dopo il lavoro, sempre nello stesso diner mezzo vuoto, alle soglie della notte, passando ore a parlare lentamente. Nonostante il susseguirsi dei loro incontri, non si può dire che la loro conoscenza si approfondisca. I due parlano spesso solo di fisica, materia che Mitsutsuka insegna al liceo, trattando in particolare della propagazione della luce, che li affascina molto.

All The Lovers In The Night
«All The Lovers In the Night» di Yukiko Sode (Credits: Festival di Cannes)

Questi inserti di fisica sono centrali sia nella definizione dei rapporti (anche di potere) tra i due personaggi, sia nelle scelte formali del film, come quella di girare in pellicola. Concentrandosi sull’alternarsi di parti più o meno illuminate, in termini sia fotografici che narratologici, il film fonde contenuto e forma in modi che possono passare inosservati. L’uso di alcuni inserti, per esempio, (un flash back e due sogni) acquisisce di senso solo in una più ampia riflessione sulla dinamica di luce e buio della storia (traducibile con il binarismo conosciuto-sconosciuto che si applica in questo caso allo spettatore più che ai personaggi). In questo modo, l’incipit e la sua riflessione sulla notte sono centrali nell’intricato processo narrativo di All The Lovers In The Night che, oltre alla storia d’amore dei due protagonisti, vuole anche delineare un ritratto della cultura del dating contemporaneo.

All The Lovers In The Night
«All the Lovers in the Night» di Yukiko Sode, photocall (Credits: Festival di Cannes)

Se da un lato Fuyuko inizia a fantasticare su Mitsutskuka con il favore della notte, senza che tra i due succeda mai nulla, la sua migliore amica esce da tempo con un ragazzo che non considera il suo fidanzato, ma con cui ha regolarmente rapporti sessuali e fa viaggi all’estero. Le due parlano spesso della situazione, celando l’una all’altra i loro veri sentimenti, minimizzando soprattutto dettagli di cui lo spettatore è a conoscenza. E’ proprio in questo modo che il film non scade in una retorica semplicista: seppur in una dinamica di tipo oppositivo, le due ragazze non servono la trama per proporre un modello sentimentale sull’altro, quanto piuttosto uno spettro più ampio nella rappresentazione contemporanea della vita interiore dei singoli rispetto all’amore. Al contrario di quello che ci si aspetterebbe, è proprio lavorando su questo rapporto di amicizia, più che su quello sentimentale con Mitsutskuka, che il film si distingue per complessità psicologica. Come ha recentemente sottolineato la regista Susanna Nicchiarelli a un evento su Agnès Varda a Roma, troppo spesso il cinema contemporaneo spinge forzatamente a empatizzare con i suoi protagonisti. In dinamiche opposte, un film dialoga con la realtà in modo meno accondiscendente e pedagogico. Sebbene All The Lovers In The Night ci incoraggi a seguire Fuyuko da vicino, con una certa grazia, non forzando l’identificazione con la sua protagonista Yukiko Sode porta a Cannes un film per certi versi controcorrente, a cui dovremmo prestare attenzione. 

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